Venezuela: l'Italia dovrebbe riconoscere Juan Guaidó presidente ad interim

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

La crisi del governo venezuelano inizia con le elezioni presidenziali del 20 maggio 2018, anche se il Paese latinoamericano è alle prese con una grave situazione di instabilità politica, economica e sociale già dal 2013. Le elezioni del 2018 hanno riconfermato Nicolas Maduro alla guida del Paese con il 67,84% delle preferenze, ma i risultati sono stati contestati dalle opposizioni e non riconosciuti da molte nazioni, poiché ritenuti frutto di un processo elettorale non democratico. Per questo, l'ONU, l'Unione europea, l'Organizzazione degli Stati Americani, il Gruppo di Lima e alcuni Stati come l'Australia e gli Stati Uniti hanno respinto i risultati elettorali. Altri paesi come Cina, Cuba, Iran, Corea del Nord, Russia, Siria, Turchia hanno invece riconosciuto Maduro presidente. Il 23 gennaio 2019, Juan Guaidó, facendo leva sull'articolo 233 della Costituzione del Venezuela, ha assunto la presidenza ad interim del paese e annunciato di voler porre fine alla presidenza di Maduro. L’obiettivo dichiarato è quello di creare un governo di transizione fino alla convocazione di nuove elezioni libere e democratiche. L’Italia non ha seguito le indicazioni dell’Unione europea, né firmato l’ultimatum a Maduro, mantenendosi su una posizione neutrale. Le posizioni all’interno del governo italiano sono infatti contrastanti: una parte del M5s spinge per la non interferenza, mentre la Lega si è schierata decisa contro Maduro. Il dibattito ha coinvolto anche le forze politiche d’opposizione.

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L’Italia deve evitare ingerenze interne e porsi come mediatore nella crisi venezuelana

FAVOREVOLE

Nonostante l’Italia non abbia riconosciuto il presidente ad interim Juan Guaidó, rinunciando a sottoscrivere le dichiarazioni congiunte dell’Unione europea, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha preso posizioni pubbliche contro Nicolas Maduro. Pesanti critiche sulla scelta del governo sono arrivate da Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, che ritiene le decisioni dettate da presunte posizioni di estrema sinistra del Movimento 5 Stelle. Anche Ettore Rosato del Pd, vicepresidente della Camera dei deputati, ha sostenuto la necessità per l’Italia di schierarsi con il nuovo presidente Guaidó e in difesa della democrazia. Stessa linea quella dell’ex segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi.

CONTRARIO

Nel Movimento 5 Stelle ci sono posizioni contrastanti in merito alla crisi presidenziale venezuelana. Alessandro Di Battista è il politico che maggiormente si è esposto sulla questione, dissociandosi dalle posizioni dell’Unione europea e rifiutando l’idea dell’ultimatum a Nicolas Maduro. Luigi Di Maio, vicepremier e ministro del Lavoro, ha confermato la linea neutrale dell’Italia nella crisi venezuelana in una lettera inviata a Juan Guaidó e pubblicata dal quotidiano “Avvenire”.

 
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Maduro è stato eletto in maniera non democratica

FAVOREVOLE

Il 25 gennaio 2019 Donald Trump è il primo a riconoscere ufficialmente Guaidó come presidente del Venezuela. Il presidente degli Stati Uniti è deciso nelle sue posizioni e lascia aperta anche l’opzione di un intervento militare contro Maduro. Argentina, Brasile, Colombia, Perù, Ecuador e Costa Rica sono i Paesi latinoamericani schieratisi da subito con Guaidó, mentre i principali Stati dell’Unione europea, dopo aver sottoscritto un ultimatum a Maduro per spingerlo a indire nuove elezioni, hanno confermato il sostegno al nuovo presidente ad interim. L’Italia non ha condiviso la linea dell’Ue, restando di fatto su una posizione neutrale.

CONTRARIO

Dopo la decisione dell’Unione Europea che ha riconosciuto Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela, Recep Tayyip Erdogan, presidente della Turchia, ha accusato gli Stati europei di voler rovesciare il governo di Nicolas Maduro in Venezuela in spregio alla democrazia. La Russia di Vladimir Putin è fra i paesi che hanno dichiarato la propria vicinanza al presidente venezuelano, dopo che il capo dell’opposizione, Juan Guaidó, si è autoproclamato presidente con l’appoggio degli Stati Uniti di Donald Trump. La Russia in particolare è legata da forti interessi al Venezuela e al governo di Maduro: per anni infatti ha fornito liquidità al paese latinoamericano nei momenti più difficili, ricevendo in cambio barili di greggio e parte del controllo delle attività petrolifere del Paese. La Cina di Xi Jinping è un'altra potenza che si oppone a qualsiasi influenza esterna nella crisi presidenziale del Venezuela così come l’Iran di Hassan Rohani.

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