Cooperazione Internazionale allo sviluppo

Le azioni della cooperazione internazionale allo sviluppo sono volte a realizzare specifici programmi di aiuto sulla base di principi di solidarietà e umanità, ma in molti casi gli interventi per le popolazioni sottosviluppate sono condotti tenendo conto degli interessi specifici dei paesi promotori dell’aiuto.

TESI FAVOREVOLI

TESI CONTRARIE

01 - Anche soggetti profit possono intervenire nella cooperazione allo sviluppo

In molti sostengono che la cooperazione internazionale allo sviluppo debba adeguarsi alle logiche del business, adottando strategie per creare ricchezza. In tal modo, aziende occidentali potrebbero investire in paesi poveri, contribuendo allo sviluppo e mostrando che il settore profit può essere un valido soggetto per lo sviluppo.

Diverse opinioni ritengono che la cooperazione internazionale richieda nuovi modelli di sviluppo. Occorrerebbe ripristinare una cooperazione gestita dal basso, di carattere popolare e partecipata. Le ONG dovrebbero avere il compito di implementare le corrette politiche di aiuto allo sviluppo, cessando il ruolo di agenzie paragovernative per riscoprirsi nuovi attori sociali autonomi.

02 - Le politiche di cooperazione allo sviluppo dell’Unione Europea sono adeguate ed efficaci

L’Unione Europea, con accordi bilaterali, multilaterali e la promozione di investimenti per i paesi poveri, ha mosso notevoli passi avanti verso la lotta alla povertà e la promozione dello sviluppo. Rispettando gli “Obiettivi del Millennio” con efficaci politiche di sviluppo, sono state spronate forme migliori di governance e sostenibilità ambientale.

In molti hanno espresso dubbi sull’efficacia degli aiuti di Bruxelles, definendoli inconsistenti e insostenibili. Sottosviluppo, fame e povertà non sono stati adeguatamente attenuati. Le critiche alle politiche di sviluppo hanno messo in risalto contraddizioni di ordine etico e strutturale fino a sostenere il fallimento dell’ideologia dello sviluppo imposto dall’Occidente ai paesi poveri.

03 - I limiti della cooperazione allo sviluppo non consentono il raggiungimento degli obiettivi di abbattimento dei livelli di povertà

Il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon, sostiene che i finanziamenti delle politiche di sviluppo devono rimanere consistenti: una riduzione avrebbe esiti devastanti sullo sviluppo globale. Tali interventi mirano a superare il divario tra il Nord e il Sud del mondo. Occorre sostenere i finanziamenti di emergenza tramite le istituzioni finanziarie e la mobilitazione delle risorse locali.

Le politiche della cooperazione allo sviluppo suscitano dubbi sull’efficacia degli aiuti umanitari, per l’incoerenza e la limitatezza delle risorse. I progetti sono troppo ampi e non riescono a coprire con efficacia gli obiettivi. Diversi autori sostengono che l’aumento degli aiuti aggravi i problemi per cui sono stati creati, generando un circolo vizioso che non risolve i problemi della povertà.

04 - Gli interventi della Banca Mondiale sono progettati per garantire esclusivamente gli interessi dei Paesi più ricchi

La Banca Mondiale ha realizzato numerosi progetti per la cooperazione internazionale. L’organizzazione è scesa in campo per limitare l’impatto delle crisi umanitarie, ponendosi come istituzione in grado di affrontare problematiche di emergenza. Si è, inoltre, impegnata nella lotta alla corruzione e alle epidemie, sia per limitare i danni alla salute globale, sia per proteggere l’economia mondiale.

Molti progetti della Banca Mondiale per la cooperazione allo sviluppo sono realizzati con l’intento di tutelare gli interessi dei paesi più ricchi, favorendo logiche di libero mercato e promuovendo incentivi e finanziamenti per le multinazionali, a detrimento delle comunità locali. A sostenere questa tesi sono soprattutto le ONG che operano nei Paesi beneficiari degli interventi per lo sviluppo.