Cooperazione Internazionale allo sviluppo

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

La cooperazione internazionale allo sviluppo nasce dall’esigenza di alleviare e risolvere le condizioni di sottosviluppo dei Paesi più svantaggiati, ricorrendo a progetti di aiuto e di assistenza gestiti e finanziati dagli Stati più ricchi.
I rapporti tra il Nord e il Sud del mondo sono in continua evoluzione e nel corso del tempo la gestione degli aiuti ha cambiato più volte forma e struttura. Gli attori coinvolti nelle politiche di sviluppo sono molto vari e si distinguono tra entità internazionali (Nazioni Unite, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, ecc.), nazionali (Stati sovrani), sovranazionali (Unione Europea), locali (enti pubblici, Province e Comuni), non governative (ONG), assieme a nuovi altri soggetti (Università, fondazioni, banche e imprese).
Le azioni della cooperazione allo sviluppo sono mosse da motivazioni e interessi differenti. Si realizzano specifici programmi di aiuto sulla base di principi di solidarietà e umanità, ma in molti casi gli interventi per le popolazioni sottosviluppate sono condotti tenendo conto degli interessi specifici dei Paesi promotori dell’aiuto.
In base a queste distinzioni sono sorte diverse interpretazioni all’interno del dibattito pubblico: alcuni sostengono che gli aiuti allo sviluppo generino effetti negativi sulla base degli interessi finanziari dei Paesi ricchi; altri, più fiduciosi, riconoscono invece l’efficacia della cooperazione nella riduzione progressiva dei mali della povertà e del sottosviluppo.

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Anche soggetti profit possono intervenire nella cooperazione allo sviluppo

FAVOREVOLE

Numerose posizioni sostengono che la cooperazione internazionale allo sviluppo debba oggi adeguarsi alle logiche del business adottando le nuove strategie che garantiscono di creare ricchezza e sconfiggere la povertà. Per attuare le prospettive di crescita nel Sud del mondo occorre infatti affidarsi ai principi del profitto rilanciando la cooperazione allo sviluppo. I prestiti forniti alle banche, in particolare, devono consentire un aumento degli investimenti nei Paesi poveri. L’efficacia di questi strumenti impiegati con criterio, consente infatti di aumentare i profitti e l’interesse nell’investimento.
Sebbene l’adozione del settore profit nella cooperazione sia una strategia ampiamente criticata nel dibattito pubblico, i successi condotti dalla BM e dal FMI in questo campo hanno saputo dimostrare l’efficacia del loro impiego nei Paesi poveri.
Le politiche comunitarie dell’Unione Europea si sono indirizzate nella creazione di un ambiente favorevole nel Sud del mondo per poter investire e permettere alle aziende occidentali di contribuire cosi allo sviluppo e dimostrare che il settore profit può essere ampiamente riconosciuto come un indispensabile soggetto per lo sviluppo.

CONTRARIO

Diverse opinioni ritengono che la cooperazione internazionale richieda nuovi modelli di sviluppo. A partire dal nuovo millennio si è presentata la necessità di una crescita sostenibile lontana dalle logiche di mercato delle economie liberiste. Alcune posizioni pessimiste nei riguardi delle attuali modalità di gestione della cooperazione internazionale hanno espresso il proprio rifiuto per il ricorso agli strumenti finanziari nelle politiche di aiuto allo sviluppo. Secondo diversi autori occorre ripristinare una nuova cooperazione, gestita dal basso, che sia di carattere popolare e partecipata. Le ONG sono considerati gli attori sociali per eccellenza che hanno il compito di implementare le corrette politiche di aiuto allo sviluppo. In base a quanto sostenuto da Giulio Marcon, presidente di  “Lunaria”, le ONG devono cessare il ruolo di agenzie paragovernative per riscoprirsi invece nuovi attori sociali autonomi dal mercato e dai governi.
Numerose critiche accusano le élite politiche dei Paesi di intervento di gestire gli aiuti ricevuti a proprio vantaggio. Occorre rispondere a questo problema con una gestione più efficace degli interventi per ottenere risultati più efficienti.

 
02

Le politiche di cooperazione allo sviluppo dell’Unione Europea sono adeguate ed efficaci

FAVOREVOLE

La cooperazione allo sviluppo è un settore in cui l’Unione Europea ha sempre agito con efficacia e adeguatezza.
Come sostiene Carlo Tassara, professore presso l’Università “La Sapienza” di Roma, Bruxelles possiede oggi la leadership degli aiuti umanitari e continua a detenere il primato di donatore principale e finanziatore di progetti per lo sviluppo.
L’Unione Europea, agendo attraverso canali differenziati che vanno dagli accordi bilaterali a quelli multilaterali, fino alla promozione di investimenti per i Paesi poveri, ha mosso notevoli passi avanti verso la lotta alla povertà e la promozione dello sviluppo. Rispettando gli “Obiettivi del Millennio” con efficaci politiche di sviluppo, sono state spronate forme migliori di governance e sostenibilità ambientale, il tutto gestendo un efficiente coordinamento di programmi di aiuto.
Il Trattato di Lisbona (2007) ha contribuito a promuovere le politiche comunitarie per la cooperazione allo sviluppo e l’aiuto umanitario, mentre l’esempio del buon operato delle politiche europee nel settore della cooperazione e della lotta alla povertà ha consentito di istituire il 2015 come Anno Europeo per la cooperazione internazionale.

CONTRARIO

Sebbene l’Unione Europea sia ritenuta in larga parte l’organizzazione che fornisce più contributi allo sviluppo, autori e organizzazioni hanno espresso il proprio disappunto in merito all’efficacia degli aiuti di Bruxelles.
Inconsistenza e mancanza di sostenibilità sono le accuse principali rivolte alle politiche dell’Unione Europea.
Come ha affermato Eduardo Perera Gómez, ricercatore del Centro Studi Europeo a L’Avana (Le condizioni politiche per la cooperazione allo sviluppo dell’Unione Europea. Il caso Cuba, “Proteo”,2/2002), la mancanza di coordinamento, gli sbilanciamenti negli aiuti e il condizionamento politico hanno portato alla luce le carenze delle politiche comunitarie per la cooperazione allo sviluppo.
I problemi del sottosviluppo, della fame e della povertà non sono stati adeguatamente attenuati dai progetti europei; inoltre, il recente taglio del bilancio per l’allocazione delle risorse ha contribuito ad aggravare la situazione.
Le critiche antropologiche alle politiche di sviluppo hanno messo in risalto contraddizioni di ordine etico e strutturale fino a sostenere il fallimento dell’ideologia dello sviluppo imposto dall’Occidente ai paesi poveri.

 
03

I limiti della cooperazione allo sviluppo non consentono il raggiungimento degli obiettivi di abbattimento dei livelli di povertà

FAVOREVOLE

Tra i vertici delle istituzioni internazionali e cariche di governo è presente un consistente grado di ottimismo in merito alle potenzialità e all’efficacia delle politiche della cooperazione allo sviluppo. La fiducia negli interventi nei Paesi bisognosi di aiuto è garantita dalla capacità di coordinazione degli organi indirizzati dalla cooperazione. Da questo punto di vista il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon, ha sostenuto che i finanziamenti per promuovere le politiche di sviluppo devono rimanere consistenti e che ridurre gli aiuti alle nazioni più povere avrebbe delle conseguenze devastanti sullo sviluppo globale. La fiducia negli interventi di salvataggio rimane, secondo gli ottimisti, l’unica strategia per superare il divario tra il Nord e il Sud del mondo. Occorre dunque continuare a sostenere i finanziamenti di emergenza tramite le istituzioni finanziarie e la mobilitazione delle risorse locali. Gli “Obiettivi del Millennio” delle Nazioni Unite vogliono dimostrare che, nonostante le numerose nuove sfide globali, occorre avere fiducia nelle politiche per lo sviluppo, lasciando spazio anche a nuovi processi come le iniziative promosse dalla cooperazione decentrata.

CONTRARIO

Le politiche di attuazione della cooperazione allo sviluppo hanno suscitato molti giudizi pessimistici sull’efficacia degli aiuti umanitari. Tale pessimismo è dovuto all’incoerenza degli aiuti e alle risorse limitate che in termini di investimenti e capitale umano hanno reso gli aiuti controproducenti.
Come sostiene Marco Zupi (direttore scientifico del Centro Studi di Politica Internazionale di Roma) nel testo I limiti della cooperazione internazionale (“Atlante geopolitico Treccani”, 2012), i progetti di aiuto allo sviluppo sono eccessivamente ampi e ambiziosi e non riescono a coprire con efficacia gli obiettivi prefissati dalle politiche di cooperazione.
La frammentazione degli interventi e la mancanza di un adeguato sistema di valutazione dei risultati determina l’inefficienza delle politiche di sviluppo. Diversi autori sostengono che l’aumento degli aiuti aggravi gli stessi problemi per cui sono stati creati, generando un circolo vizioso che non risolve i problemi della povertà. Si ritiene, inoltre, che la cooperazione decentrata sia rallentata dalla burocrazia, sia priva di efficaci sistemi di progettazione e caratterizzata da notevoli sprechi di energie e risorse.

 
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Gli interventi della Banca Mondiale sono progettati per garantire esclusivamente gli interessi dei Paesi più ricchi

FAVOREVOLE

La Banca Mondiale, quale istituzione internazionale tra le più importanti per la lotta alla povertà e per la gestione dello sviluppo dei Paesi meno ricchi, ha realizzato con efficacia nel corso della propria esistenza numerosi progetti per la cooperazione internazionale.
Dal punto di vista del presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim, tale organizzazione è scesa in campo nel corso degli anni per limitare l’impatto dei danni di diverse crisi umanitarie, molto spesso ponendosi come unica istituzione in grado di affrontare problematiche di emergenza grazie alla propria esperienza e capacità di azione.
Uno dei punti fondamentali delle attività della Banca Mondiale è stata la lotta alla corruzione, per la quale sono state promosse misure opportune volte a garantire la trasparenza e l’efficienza dei governi locali per la concessione degli aiuti allo sviluppo.
La Banca Mondiale si è anche efficacemente impegnata per proteggere i Paesi colpiti dallo shock delle epidemie (tra cui la crisi dell’ebola nei Paesi africani) sia per limitare e rimediare all’impatto dei danni inflitti alla salute globale, sia per proteggere l’economia mondiale e garantire la ripresa dalle emergenze economiche.

CONTRARIO

Molti progetti della Banca Mondiale per la cooperazione allo sviluppo sono realizzati con il preciso intento di tutelare gli interessi dei Paesi più ricchi, favorendo le logiche del libero mercato e promuovendo incentivi e finanziamenti per le imprese multinazionali che hanno specifiche convenienze nell’operare nei Paesi poveri. A sostenere e criticare questo atteggiamento sono in larga parte le Organizzazioni Non Governative che operano nei Paesi beneficiari degli interventi per lo sviluppo.
A fare le spese della parzialità delle strategie della Banca Mondiale sono invece le comunità locali, che vengono scavalcate nei loro diritti fondamentali per favorire i privilegi economici del mondo occidentale. Le numerose denunce nei confronti di questa istituzione finanziaria sono state mosse a seguito di alcuni fenomeni quali l’appropriazione selvaggia delle terre, la corruzione dei governi locali che fanno accordi con i Paesi più ricchi e il mancato rispetto dei diritti umani nell’attuazione dei progetti di sviluppo.
La critica principale è rivolta alla presunta mancanza di controllo da parte della Banca Mondiale sugli effetti collaterali di queste politiche di aiuto allo sviluppo.

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