L’intervento di Carney a Davos è stato apprezzato anche perché ha proposto un’alternativa allo scontro bipolare tra Stati Uniti e Cina: un ordine multilaterale costruito da Paesi medi che condividono principi comuni. L’idea di “coalizioni di volenterosi” che promuovano beni pubblici globali ha ricevuto eco in diversi circoli diplomatici e think tank. Carney ha mostrato leadership morale: ha detto basta al “doppio standard” dei potenti, rivendicando per i Paesi medi un ruolo da protagonisti nel difendere principi universali. Ha ricordato che “il potere dei meno potenti comincia dall’onestà”, citando Václav Havel. Questo richiama il Canada al suo tradizionale ruolo di peacekeeper e difensore del multilateralismo – un ruolo che con Carney si rinnova in chiave moderna e non ingenua. Anche importanti commentatori hanno salutato la svolta: la politologa Chantal Hébert l’ha definito “il discorso più magistrale mai udito da un nostro premier”, paragonandolo ai discorsi visionari dei grandi statisti del passato. Persino esponenti conservatori come l’ex ministro James Moore hanno invitato, al di là delle divisioni di partito, a “posare le spade” e ad ascoltare il messaggio di Carney, di cui essere orgogliosi. Ciò suggerisce che Carney ha saputo unire il Paese attorno a un ritrovato senso di dignità sovrana – segnale essenziale per dare forza alle iniziative diplomatiche. I sostenitori di questa visione rispondono all’accusa di utopia: l’alleanza tra potenze medie non è un blocco monolitico stile Guerra Fredda, ma una rete flessibile di cooperazione pragmatica. Non si richiede a Canada, UE, Giappone, India di essere d’accordo su tutto o di sfidare militarmente le superpotenze; piuttosto di “scegliere di volta in volta partner e temi su base di valori comuni”, costruendo un mosaico di resistenza alla legge del più forte. Questo “minilateralismo” modulare è già in atto: ad esempio l’Unione Europea e il Giappone hanno concluso accordi commerciali con sconti tariffari reciproci riducendo la dipendenza dagli USA; Paesi medi innovativi come la Finlandia o i Paesi Bassi guidano coalizioni su cyber-sicurezza o tribunali internazionali (iniziative che gli USA di Trump boicottano). Carney stesso ha menzionato la possibilità di “carbon clubs” climatici: club di Paesi disposti a tagliare emissioni insieme, penalizzando chi resta fuori – un’idea che aveva promosso prima da banchiere centrale e ora ritrova spazio in questa nuova dimensione. È un esempio di come questi cluster di medie potenze possano portare avanti cause globali anche senza la superpotenza recalcitrante. Secondo i sostenitori, il discorso di Carney segna l’inizio di un riequilibrio storico: non più il “gendarme” unico che detta legge, ma un concerto di nazioni responsabili che scelgono di non essere più pedine. È il recupero del vero multilateralismo inclusivo – quello immaginato dopo il 1945 – aggiornato al XXI secolo multipolare. Così come Churchill nel 1940 disse “sangue, fatica e lacrime” risvegliando la volontà britannica di resistere, e St. Laurent nel 1947 tracciò la via del Canada nell’ONU e NATO, Carney nel 2026 ha suonato la sveglia per una generazione di Paesi medi: questi, uniti, onesti e determinati, possono ancora plasmare un ordine mondiale cooperativo, impedendo che il XXI secolo degeneri in legge della giungla. Richard Haass, ex presidente del Council on Foreign Relations, ha osservato che “l’architettura globale deve adattarsi alla fine della supremazia americana”, e che “i Paesi medi possono co-disegnare le nuove regole”. Secondo il rapporto di Brookings Institution, Middle Powers and Global Commons, il Canada potrebbe fungere da “paese cerniera” tra democrazie occidentali e attori emergenti non allineati. Questo approccio permetterebbe anche di ridurre la polarizzazione e promuovere riforme delle istituzioni multilaterali (OMC, FMI, OMS) oggi percepite come bloccate. L’enfasi sulla “solidarietà sovrana” – un’espressione usata nel discorso – ha riscosso attenzione anche nei contesti del Sud globale, dove la proposta di ordine basato su ascolto e rispetto reciproco è stata meglio accolta rispetto alle dinamiche coercitive delle superpotenze.
Nina Celli, 29 gennaio 2026