Il discorso del Primo Ministro canadese ha rilanciato un tema antico ma attuale: il ruolo delle medie potenze nella costruzione di un ordine multilaterale. L'idea che il Canada – e Paesi simili – possano esercitare un'influenza sistemica grazie a coerenza normativa, credibilità diplomatica e cooperazione strategica è sostenuta da numerosi esperti. La coalizione di potenze medie appare l’unica via per salvare ciò che resta di un ordine internazionale basato su regole. Quando Carney afferma che “non possiamo più fingere: quando l’integrazione diventa fonte di subordinazione, l’ordine delle regole è finito”, mette in guardia che se ognuno si chiude in una fortezza nazionale, il risultato sarà “un mondo più povero e fragile”. L’alternativa è creare “club” di Paesi volenterosi che cooperino su singoli temi – commercio libero, clima, lotta pandemie, diritti umani – facendo massa critica sufficiente a fare pressione anche su USA e Cina. In fondo, nota Stewart Patrick (Carnegie Endowment), “nessuna potenza media singolarmente può affrontare USA o Cina, ma se agiscono collettivamente, specialmente includendo attori del Sud globale, possono ampliare il proprio margine di manovra e isolarsi dalle coercizioni”. Ciò può avvenire sia riformando le istituzioni strutturate (ONU, WTO) dall’interno grazie a fronti compatti, sia creando consessi ristretti su temi specifici (ad esempio “carbon club” climatici, alleanze tecnologiche) dove i grandi non possano facilmente imporre veti. Mark Carney ha ribadito che “il potere dei meno potenti comincia dall’onestà”, riferendosi alla capacità delle medie potenze di agire come stabilizzatori in un mondo disordinato. Secondo Roland Paris, il Canada ha una lunga storia di leadership diplomatica: dalla mediazione ONU alla promozione dei Caschi Blu. In questo contesto, la riaffermazione del Canada come attore costruttivo appare credibile, specialmente in settori come lo sviluppo sostenibile, la governance digitale e il commercio equo. Anche Heather Scoffield sottolinea che l'assenza di grandi potenze cooperative crea spazi che le medie potenze possono colmare, assumendo “ruoli di connettori, facilitatori e garanti di regole”. Ciò è particolarmente visibile nella diplomazia climatica e nella promozione dei diritti umani, dove il Canada ha promosso iniziative multilaterali, come ricordato da UNDP Canada – Canada’s Global Cooperation Priorities. Questa visione è sostenuta anche da fonti accademiche. Adam Chapnick, su “International Journal”, evidenzia che “le medie potenze sono spesso più coerenti degli attori maggiori” e che “il Canada ha storicamente costruito coalizioni strategiche capaci di esercitare influenza normativa globale”. Infine, la reazione favorevole di alcune ONG e istituzioni multilaterali – come evidenziato dal rapporto di Carnegie Europe (Reimagining Middle Power Diplomacy) – mostra che la proposta di Carney è percepita come una possibile via per superare la paralisi dei blocchi geopolitici. Il rafforzamento delle medie potenze come costruttori di ordine globale è dunque non solo auspicabile, ma realizzabile, soprattutto in un mondo frammentato dove i grandi attori sembrano orientati al confronto più che alla cooperazione.
Nina Celli, 29 gennaio 2026