Un punto qualificante sostenuto dai favorevoli è che il decreto Meloni finalmente supporta e protegge le forze di polizia, rafforzandone l’autorità operativa. Negli ultimi anni – a loro avviso – poliziotti e carabinieri hanno lavorato in prima linea in condizioni difficili, spesso sentendosi delegittimati e sotto tiro mediatico e giudiziario. Il pacchetto sicurezza intende porre rimedio, introducendo misure che restano nell’alveo della legge ma danno agli agenti maggiore serenità d’azione. Emblematica è l’introduzione del cosiddetto “scudo penale” per le forze dell’ordine. L’articolo 11 del ddl prevede infatti che il pubblico ministero non iscriva automaticamente nel registro indagati un agente quando appare che il fatto contestato è stato compiuto nell’esercizio di un dovere o in presenza di una causa di giustificazione (ad esempio legittima difesa, uso legittimo delle armi). In pratica, se un poliziotto durante un intervento d’ordine pubblico commette atti potenzialmente costituenti reato ma dichiara di aver agito per legittima difesa o obbedendo a ordini, non scatterà subito l’indagine formale. Questa norma viene presentata come uno scudo a tutela di chi rischia la vita per proteggerci: “incrementiamo le tutele per i cittadini e per le Forze di polizia”, recita infatti la bozza citata. Di recente, casi come quelli di Brescia (agenti filmati mentre malmenavano attivisti) o anche vicende più gravi hanno portato rapidamente all’iscrizione di poliziotti nel registro degli indagati con conseguente sospensione dal servizio e gogna mediatica. Per i fautori del decreto, questo meccanismo crea insicurezza negli agenti, che in piazza rischiano di esitare o di subire violenze pur di non finire sotto inchiesta. Lo scudo penale cerca di bilanciare: l’iscrizione potrà avvenire solo se emergono elementi concreti contro l’agente, non in modo quasi automatico. Ciò evita che poliziotti e carabinieri debbano affrontare anni di vicende giudiziarie infondate che li penalizzano in carriera, quando magari il loro intervento era ex post giustificabile. “Non c’è nessuna penalizzazione del diritto a manifestare, a meno di non voler considerare libertà di manifestazione anche incendiare auto o devastare negozi”, ha dichiarato Piantedosi. In altre parole, per i pro il messaggio è: il governo sta dalla parte delle forze dell’ordine, non dei facinorosi. Già durante l’iter del ddl sicurezza originario, i partiti di centrodestra lamentavano che in Italia “si processano più i poliziotti dei delinquenti”. Uno slogan forte, ma che riflette la percezione nel corpo di polizia di essere ostacolati da poteri giudiziari intrusivi e pregiudizi ideologici. Il segretario del SILP-CGIL Colapietro, pur critico su altri fronti, ha riconosciuto che il governo ha risposto a pressioni sindacali su questo tema scottante dello scudo per gli agenti. Dal punto di vista dei favorevoli, non si tratta di dare “licenza di picchiare” alla polizia, ma di introdurre un principio di presunzione di legittimità dell’operato dell’agente in servizio. Del resto, sottolineano, lo scudo non è totale: se un agente abusa davvero, potrà sempre essere indagato (l’eventuale causa di giustificazione andrà accertata in seguito, ma intanto niente iscrizione automatica). Questa norma era chiesta a gran voce dai sindacati di polizia e dall’ANFP, dopo episodi come quelli del carcere di Santa Maria Capua Vetere (dove decine di agenti penitenziari furono arrestati e sospesi per presunte violenze, in gran parte poi ridimensionate in giudizio). Con il pacchetto Meloni, i pro evidenziano che chi porta la divisa non sarà più trattato alla stregua di un criminale appena scatta una denuncia. “Le nuove norme contribuiscono a delineare un agente di polizia sostanzialmente sottratto al controllo…”, lamentano i critici, ma per i favorevoli questo è esattamente il punto di forza: “sostanzialmente sottratto” ai controlli indebiti, non alla legge, intendono. Un poliziotto che faccia il suo dovere non deve avere la spada di Damocle di un’indagine pretestuosa: potrà agire con maggiore fiducia e determinazione nel contenere rivolte o scontri. Ciò ha un impatto concreto anche sulla sicurezza dei cittadini stessi: poliziotti più sereni possono lavorare meglio. Oltre allo scudo penale, il decreto investe sul potenziamento operativo: viene rifinanziata l’operazione “Strade sicure” con i militari nelle città, su cui la Lega chiedeva addirittura un aumento di contingente. Questo segnale conferma che il governo non smantella gli strumenti straordinari di presidio ma li proroga, anzi li potenzia. Piantedosi ha assicurato che non c’è mai stato disaccordo nel governo sulla presenza dei soldati: resteranno perché “fiore all’occhiello” apprezzato dalla cittadinanza. Ciò tranquillizza quell’ampia fetta di popolazione che percepisce i soldati per strada come un rassicurante deterrente. Inoltre, sono stanziati nuovi fondi per videosorveglianza urbana e l’integrazione del Fondo sicurezza urbana, che potrà essere usato dai Comuni anche per pagare straordinari alla polizia locale. Questo significa più telecamere e risorse tecnologiche per prevenire crimini e incentivare i vigili urbani a compiti aggiuntivi di sicurezza. Si prevede poi di dotare gli stadi di sistemi di riconoscimento facciale per identificare hooligan e facinorosi: una misura che i pro definiscono “di civiltà” per rendere le manifestazioni sportive sicure e a misura di famiglie. Le zone rosse istituite dai prefetti, oltre a ripulire quartieri, renderanno anche il lavoro delle forze dell’ordine più efficiente: circoscrivendo e allontanando i soggetti pericolosi, la polizia potrà concentrare le pattuglie in modo mirato. Altra norma salutata con favore è l’inasprimento delle sanzioni per chi aggredisce o ferisce un pubblico ufficiale durante manifestazioni: ora sarà punito più severamente e non potrà più cavarsela con lievi condanne. Questo, insieme all’introduzione del reato di “resistenza passiva” in carcere e CPR, rappresenta un rafforzamento dell’autorità dello Stato: chi si oppone o intralcia l’operato legittimo delle forze di sicurezza ne subirà le conseguenze. I pro sottolineano anche un aspetto simbolico: i provvedimenti del decreto marcano un cambio di clima politico rispetto al passato recente, quando polizia e carabinieri – a loro dire – erano visti con sospetto e si parlava di numeri identificativi sulle divise (misura mai digerita dai sindacati di polizia). Ora, invece, il governo ringrazia le forze dell’ordine e le considera “parte della soluzione, non del problema”. “Chi difende i cittadini va difeso”, ha affermato Meloni, e questo concetto è incarnato in norme come la non punibilità per legittima difesa.
Madeleine Maresca, 27 gennaio 2026