Il governo Meloni rivendica il Decreto sicurezza 2026 come un atto doveroso per proteggere i cittadini onesti, reagendo a episodi di criminalità e violenza che hanno allarmato il Paese. Nella visione dei favorevoli, lo Stato aveva il dovere di intervenire con fermezza dopo fatti come l’accoltellamento mortale di un 18enne a La Spezia o le aggressioni intorno alla stazione Termini di Roma. “Interveniamo con determinazione contro occupazioni abusive e truffe agli anziani, proteggendo famiglie, anziani e proprietari onesti”, ha dichiarato Giorgia Meloni, sottolineando che “legalità e sicurezza sono pilastri della libertà”. Il pacchetto introduce così zone rosse per ripulire aree degradate da spaccio e microcriminalità, più telecamere e controllo nei luoghi sensibili e inasprisce le pene per reati predatori (furti in casa, scippi) spesso subiti da persone comuni. Tollerare furti e violenze significa, agli occhi dei favorevoli, abbandonare i più deboli: è giusto invece dare un segnale che “chi rompe paga”. Innalzare le pene per ladri e rapinatori (fino a 8-10 anni in alcuni casi) è un deterrente necessario, sostiene il governo, per evitare che certi crimini restino impuniti o siano trattati alla stregua di marachelle. “Vogliamo uno Stato dove chi sbaglia paga, e paga con il carcere”, ha ribadito un senatore di maggioranza in Aula. Questo approccio di “tolleranza zero” è visto come risposta alla domanda di giustizia dei cittadini e come recupero dell’autorità dello Stato nelle strade. Anche il divieto di armi improprie (coltelli, tirapugni, mazze) per i quali l’Italia ha visto un preoccupante aumento tra i giovani, rientra in questa logica: si sottraggono dalle strade strumenti di offesa prima che vengano usati. Secondo un ampio segmento dell’opinione pubblica, queste misure non sono affatto eccessi autoritari ma azioni di buon senso, capaci di ridurre concretamente situazioni oggi fuori controllo. Non a caso, un sondaggio Noto ha rilevato che tra il 60% e il 70% degli italiani sostiene le varie norme del decreto sicurezza. Il consenso sale addirittura al 70%+ sulle regole riguardanti i minorenni e i coltelli, segno che il pubblico percepisce un reale bisogno di intervenire su queste piaghe. Questo scarto tra il ~47% che approva il governo e il 60-70% che approva le sue misure di sicurezza indica che anche molti elettori non di destra sono d’accordo: la sicurezza è trasversale e va oltre le ideologie. L’azione decisa del Viminale viene quindi letta come l’adempimento di un mandato popolare: “il tema viene sottratto alla dialettica ordinaria e ricondotto a una dimensione funzionale”, nota l’analisi “Demografica”. Insomma, per i favorevoli, il pacchetto Meloni “rafforza la tutela dei cittadini e delle fasce più vulnerabili” – anziani, donne sole in casa, negozianti, pendolari – mostrando che lo Stato torna a fare lo Stato. Le nuove zone rosse servono a evitare che quartieri interi diventino “terra di nessuno” (saranno allontanati spacciatori, delinquenti recidivi e molestatori dalle aree sensibili). I prefetti potranno intervenire subito, senza lungaggini burocratiche, per ripristinare il decoro e la sicurezza dove serve. Gli strumenti innovativi come l’arresto in flagranza differita permetteranno di assicurare alla giustizia ladri e teppisti identificati da video anche oltre l’immediatezza del reato, superando scappatoie che spesso lasciavano impuniti crimini colti dalle telecamere. In questo modo – affermano i sostenitori – i cittadini vedranno finalmente conseguenze reali per chi infrange le regole. Si punta a ricreare fiducia nei quartieri: i residenti onesti, finora scoraggiati dal denunciare per timore di ritorsioni o dall’impunità diffusa, si sentiranno sostenuti dallo Stato. Il governo rivendica anche di aver riempito vuoti normativi: ad esempio, con una norma primaria sulla detenzione nei CPR (Centri per i rimpatri) colma quanto richiesto da una sentenza della Consulta, fornendo basi legali chiare per trattenere gli stranieri irregolari in attesa di espulsione. Tale intervento era necessario per evitare che giudici dovessero liberare migranti per cavilli procedurali, pur essendo questi privi di titolo di soggiorno. Un altro punto di vanto è la tutela delle vittime vulnerabili, come gli anziani oggetto di truffe. Il decreto inasprisce le pene per chi raggira gli anziani, definito da Meloni “un fenomeno vile che colpisce chi merita più rispetto”, e accelera gli sgomberi di occupazioni abusive che spesso creano disagi proprio a famiglie e pensionati soli. Insomma, i favorevoli descrivono il pacchetto come un insieme di misure pragmatiche e non ideologiche, calibrate per colmare lacune nel contrasto alla criminalità comune. Non un capriccio autoritario, ma la risposta attesa dalla maggioranza silenziosa degli italiani che chiedono di poter vivere tranquilli. Del resto, nota la deputata FdI Beatriz Colombo, se queste norme riscuotono più consenso di quanto ne abbiano i partiti di governo, significa che anche molti cittadini di sinistra le ritengono ragionevoli. Le tesi contrarie di chi parla di deriva autoritaria vengono percepite dai pro come esagerazioni “ideologiche” dell’opposizione che, secondo il ministro Piantedosi, dovrebbe “smorzare le posizioni ideologiche” su un tema – la sicurezza – che riguarda tutti.
Madeleine Maresca, 27 gennaio 2026