Gli scettici sottolineano che i deepfake, specialmente in ambito geopolitico, finora si sono rivelati goffi tentativi rapidamente smentiti. Il famigerato video fake di Zelenskyy del 2022, ad esempio, era di qualità così scadente (testa pixellata, voce non convincente) che è stato subito smontato dal pubblico e rimosso dalle piattaforme social. Nel giro di minuti Zelenskyy pubblicò un messaggio autentico di smentita, ridicolizzando la “provocazione”. I sostenitori di questa linea argomentano che più la tecnologia deepfake avanza, più crescono anche le contromisure: governi, ricercatori e aziende tech stanno sviluppando algoritmi di rilevamento automatico (basati su anomalie nei video AI, metadati ecc.) e sistemi di autenticazione delle fonti. Nel 2024 la Casa Bianca ha emanato un ordine esecutivo che obbliga a marcare i contenuti generati da AI e a potenziare gli strumenti anti-deepfake. Parallelamente, le grandi piattaforme hanno aggiornato le policy per bannare i media manipolati che incitino all’odio o alla violenza (Twitter/X, ad esempio, oggi etichetta i contenuti “ritoccati” e ne limita la diffusione). Anche la coscienza pubblica sta aumentando: sapendo dell’esistenza dei deepfake, cittadini e media ormai accolgono con scetticismo qualunque video sensazionale non verificato da fonti indipendenti. In definitiva, i deepfake sono un’arma spuntata: non appena provano a “bucare lo schermo” su larga scala, finiscono per essere riconosciuti e neutralizzati dalla combinazione di vigilanza collettiva e contro-tecnologie di sicurezza.
Madeleine Maresca, 21 gennaio 2026