L’argomento principale a sostegno dell’idea di un “vassallaggio europeo” riguarda la dipendenza militare e di sicurezza dell’UE dagli Stati Uniti. Fin dalla creazione della NATO nel 1949, i Paesi europei hanno delegato una quota significativa della propria difesa all’alleato d’oltreoceano, accettando la presenza di basi, truppe e armamenti USA sul suolo europeo. Ancora oggi circa 10-15 mila militari statunitensi sono di stanza in Italia, con decine di testate nucleari tattiche a loro disposizione, mentre in Germania e altre nazioni la presenza americana è parimenti radicata. Questa realtà – conseguenza storica della Seconda guerra mondiale e della Guerra fredda – ha creato uno squilibrio strutturale: l’Europa, pur economicamente potente, rimane un protettorato militare degli USA, incapace di difendersi autonomamente da minacce maggiori senza l’intervento di Washington. La dipendenza è emersa con forza durante la guerra in Ucraina. L’UE e i suoi Stati membri hanno fornito aiuti militari significativi a Kiev, ma hanno rapidamente esaurito le scorte di armi e munizioni, evidenziando la propria debolezza industrial-militare. Allo stesso tempo, l’Ucraina è sopravvissuta grazie all’ingente supporto bellico e finanziario americano. Questa situazione ha fatto dire al vicepresidente USA J.D. Vance (esponente di un’amministrazione Trump fortemente critica verso l’Europa) che “l’intera infrastruttura di sicurezza europea, per tutta la mia vita, è stata sovvenzionata dagli Stati Uniti d’America”. Vance ha notato come la maggior parte dei Paesi europei non possieda forze armate sufficienti a una difesa credibile, con poche eccezioni (Regno Unito, Francia, Polonia). Ciò significa che, in pratica, gli europei dipendono dagli USA per la loro sicurezza nazionale, in misura che egli ritiene eccessiva e nociva per gli stessi interessi europei. Anche analisti indipendenti lo riconoscono: finché l’Europa non colmerà il “vuoto militare” lasciato da decenni di sotto-investimento, resterà sotto l’ombrello di Washington. Questa subordinazione militare comporta un automatismo politico: quando scoppiano crisi di sicurezza, l’Europa guarda a Washington in attesa di direttive. Ad esempio, allo scoppio della crisi ucraina nel 2022, l’UE si è allineata strettamente alla strategia americana di sostegno all’Ucraina con forniture di armi e sanzioni alla Russia. Se gli USA cambiassero postura – come avvenuto con il ritorno di Trump, più freddo verso Kyiv – gli europei resterebbero spiazzati e vulnerabili. Proprio questa eventualità è diventata realtà nel 2025: la nuova Casa Bianca ha ridotto o condizionato gli aiuti all’Ucraina, chiedendo agli europei di finanziare la continuazione dello sforzo bellico. Il risultato, secondo osservatori cinesi, è stato un “evidente senso di impotenza strategica” in Europa, con governi divisi tra il timore di restare senza protezione americana e l’incapacità di subentrare efficacemente nel ruolo di garanti della sicurezza regionale. Tale situazione supporta la tesi che l’Europa sia, di fatto, un vassallo in ambito militare: non solo dipende dagli Stati Uniti per la deterrenza (specialmente nucleare e missilistica), ma adegua le proprie politiche estere e di difesa alle priorità di Washington, avendo un margine di manovra limitato. Le conseguenze di questa dipendenza si notano anche nel peso politico dell’Europa nelle crisi. Negoziati cruciali – per esempio colloqui di pace sulla guerra russo-ucraina – vedono l’UE relegata a ruoli secondari o esclusa del tutto, mentre Washington tratta direttamente con Mosca (o con Pechino). Come sintetizzato dall’editoriale di “El Mundo”, “da ora in poi spetterà all’UE garantire la propria sicurezza… le luci [americane] si stanno spegnendo”, segno che gli Stati Uniti intendono ridimensionare il proprio impegno difensivo in Europa, lasciando il Vecchio Continente a fare i conti con le proprie insufficienze. In questa nuova realtà, se l’Europa non riuscirà a colmare il gap militare, finirà per accettare qualunque condizione pur di mantenere la protezione USA, a costo di confermare esattamente quel rapporto “sovrano-vassallo” che si vorrebbe evitare. È, dunque, un circolo vizioso: meno l’Europa investe in difesa autonoma, più diventa militarmente subalterna; e più è subalterna, meno è in grado di prendere decisioni indipendenti, consolidando uno status di vassallaggio nei fatti se non nel nome.
Madeleine Maresca, 16 gennaio 2026