Voto di preferenza

Il voto di preferenza si piega a una logia clientelare e aumenta i costi della politica

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I sistemi elettorali con voto di preferenza sono fattore di aumento della corruzione. Infatti, rimettono nelle mani dei poteri locali, se non a volte della malavita organizzata, il controllo dei voti, espropria i partiti del compito di selezionare i candidati aumentando i costi necessari per la campagna elettorale. Una prova storica di tale legame è rappresentata dal periodo di tangentopoli, nel quale la società italiana era particolarmente frammentata e, a livello politico, emergevano logiche clientelari piegate al volere di organizzazioni portatrici di microinteressi settoriali. Una seconda prova è quella dei 320 comuni italiani sciolti per infiltrazione mafiosa. In relazione a tale situazione si ritiene che un argine alla presenza della criminalità organizzata in politica può venire soltanto da regole di voto che eliminino, una volta per tutte, lo scambio corrotto tra politico e cittadino, possibile attraverso il voto di preferenza. Il sistema peggiore sembra essere quello in cui il voto di preferenza viene spalmato in collegi elettorali grandi, perché qui non c’è legame del candidato col territorio e quindi aumentano entrambi gli effetti negativi descritti.


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