Decreto Sicurezza

Il decreto legge sicurezza ha tre macro aree: immigrazione; sicurezza, lotta al terrorismo e alle mafie; gestione dei beni confiscati alle mafie. Prevede l’abrogazione delle norme sulle concessioni dei permessi di soggiorno umanitari; braccialetti elettronici per i colpevoli di stalking, l’uso del taser da parte delle polizie municipali. Presenta, inoltre, modifiche nel codice antimafia.

TESI FAVOREVOLI

TESI CONTRARIE

01 - Decreto Sicurezza: sbagliato associare abolizione della protezione umanitaria e criminalità in un unico decreto

Oltre al ministro dell’Interno Salvini, anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, e Nicola Molteni, sottosegretario al Ministero dell’Interno, hanno commentato positivamente le scelte del governo in tema di migrazioni, con particolare riferimento all’abolizione della protezione umanitaria, negli anni concessa senza limiti. Altre tipologie di protezione sostituiranno quella umanitaria.

Contro il decreto sicurezza si è scagliato Aboubakar Soumahoro, dirigente sindacale italo-ivoriano della USB, che ha definito il provvedimento razzista. Per Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte Costituzionale, il decreto presenta diverse criticità a livello costituzionale. Critici anche Pietro Grasso, Loredana De Petris, Nicola Fratoianni e Giuseppe Civati.

02 - Il decreto sicurezza rafforza la lotta alle mafie attraverso una migliore gestione dei beni sequestrati o confiscati alla criminalità

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il sottosegretario allo stesso Ministero, Nicola Molteni, hanno sostenuto la validità delle norme sulla lotta alle mafie e sull’amministrazione e la gestione dei beni confiscati contenute nel decreto sicurezza. Salvini ha messo in risalto la necessità della lotta attraverso il sequestro di beni e risorse, per piegare economicamente le organizzazioni.

Sulla possibilità di vendere a privati beni sequestrati alle mafie, nei casi di impossibilità d’uso pubblico, sono intervenuti Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, e Lillo Speziale del PD. Per Don Ciotti, vendere ai privati è rischioso, perché i boss potrebbero riappropriarsi dei beni. Lillo Speziale pone l’attenzione sugli introiti delle vendite, affermando che spetterebbero ai territori.