Sanzioni statunitensi all’Iran

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

La revoca da parte degli Stati Uniti, in data 8 maggio 2018, dell’accordo sul nucleare iraniano – firmato nell’agosto del 2015 da Cina, Francia, Russia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Germania e promosso dall’Unione Europea – e l’introduzione di sanzioni atte a colpire l’economia del governo di Teheran e gli accordi tra questo e i Paesi esteri, riguardano uno dei temi centrali dell’attuale geopolitica, perché anche da esso dipendono gli equilibri tra Occidente e Medio Oriente.
I sostenitori delle sanzioni sono convinti che tale provvedimento sia una valida alternativa al conflitto militare per fermare l’egemonia di regime (quello iraniano) che da anni compie abusi e favorisce il terrorismo di matrice islamica. Al contrario, chi è a sfavore ritiene che
Trump punti solo a soffocare l’economia iraniana e favorire così gli interessi di Israele e Arabia Saudita, ma che ciò causerà diversi problemi sia per la popolazione iraniana sia per l’economia occidentale.
Il 7 luglio 2019, allo scadere dell’ultimatum iraniano all'Unione Europea con il quale chiedeva di allentare la stretta delle sanzioni statunitensi, l'Iran annuncia che aumenterà il tasso di arricchimento dell'uranio dal 3,67%, previsto dall’accordo, al 5%.
Il 3 gennaio 2020, a seguito dell'uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani in un raid ordinato dagli Stati Uniti, vista anche l'inefficacia delle strategie europee nel contrastare gli effetti delle sanzioni americane, l'Iran annuncia che riprenderà l'arricchimento dell'uranio in base alle proprie esigenze e senza alcuna limitazione.

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Dopo l’uccisione di Solemaini ogni forma di contenimento al proliferare del nucleare in Iran sarà inutile, comprese le sanzioni

FAVOREVOLE

Per la Casa Bianca, l’uccisione di Qassem Soleimani è stato un atto di difesa preventiva contro gli attacchi a obiettivi statunitensi che il generale iraniano era in procinto di attuare.
Nonostante la crescente tensione con gli USA di Trump e il reale rischio di un’escalation di violenza nell’area mediorientale, esisterebbero margini di manovra per trovare un dialogo diplomatico tra Iran e paesi europei per mantenere in vita l’accordo Joint Comprehensive Plan of Action sul nucleare. È molto probabile che l’Iran continuerà a cooperare con l’Aiea (Agenzia internazionale per l'energia atomica) come in precedenza. Inoltre, ha fatto sapere che è pronto a rispettare nuovamente gli impegni presi nell’ambito del Jcpoa, nel caso le sanzioni imposte venissero eliminate.

CONTRARIO

L’uccisione di Qassem Soleimani potrebbe avere conseguenze tali che né accordi né sanzioni potrebbero portare l’Iran a un contenimento della propria industria nucleare.
Dopo il raid del 3 gennaio 2020, l’Iran ha fatto sapere che non rispetterà più gli accordi sul nucleare sottoscritto nel 2015, sia per quanto riguarda l’arricchimento dell’uranio sia per il numero di centrifughe utilizzare per la produzione dell’uranio arricchito. È questa la quinta fase di disimpegno dall'accordo sul nucleare che è stato avviato dall’Iran nel maggio 2018, in risposta al ritiro unilaterale degli Usa dall’accordo stesso e al ripristino delle sanzioni.

 
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Le sanzioni sono un’ottima alternativa al conflitto militare per fermare l’egemonia dell’Iran, che da anni perpetra abusi e favorisce il terrorismo islamico

FAVOREVOLE

L'Iran è sotto il controllo di un regime fanatico che ha distrutto la ricchezza della nazione e ha portato il caos in Medio Oriente. Fermare la sua egemonia attraverso le sanzioni USA è un’ottima alternativa al conflitto militare. Il settore edile iraniano è controllato dalle Guardie della Rivoluzione Islamica, il governo di Teheran bombarda installazioni petrolifere in Arabia Saudita, si arricchisce di uranio per armi nucleari e porta avanti la programmazione di missili militari e balistici. Migliaia sono le testimonianze pubblicate sui social di abusi da parte del regime.
L'accordo sul nucleare del 2015, voluto da Obama, era solo un piano strategico degli iraniani per uscire dalla stretta delle sanzioni e poter investire nel finanziamento del terrorismo. L’amministrazione Trump ha, di fatto, affrontato la questione in un modo senza precedenti, e i Paesi europei che hanno preso le distanze dovrebbero fare marcia indietro per il bene dei Paesi in Medio Oriente e dell’Occidente stesso.

CONTRARIO

Con l’introduzione delle sanzioni, Trump vuole punire e isolare Teheran. Le conseguenze della revoca del JCPA non andranno a colpire le Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e le entità economiche a esse legate, ma svilupperà forme di economia illegale, alimentando quel mercato nero di cui a beneficiare è proprio l’IRGC. Inoltre, peggiorerà le condizioni di vita della popolazione iraniana (le sanzioni si estendono anche a cibo e medicinali) e causerà l’emarginazione della fazione politica dei ‘moderati’ e una nuova ascesa degli ultraradicali. Ritiro dall’accordo sul nucleare e sanzioni hanno infatti rafforzato la diffidenza verso il governo moderato di Rouhani.
La diminuzione delle esportazioni di petrolio iraniane avrà conseguenze negative anche sul mercato internazionale: la domanda di petrolio greggio, al momento, è molto alta, dunque un aumento del costo di questa materia sembra inevitabile.
È probabile che dietro gli USA ci sia la “regia occulta” di Israele e Arabia Saudita, che mirano a destabilizzare l’equilibrio socio-politico ed economico dell’Iran per far levitare il prezzo del petrolio e, in questo modo, far prevalere i propri interessi sugli interessi del mondo.

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