L’Italia rischia una deriva fascista

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

Il pericolo di una possibile deriva fascista dell’Italia e di altri paesi europei è una tematica che ciclicamente attraversa la società, l’opinione pubblica e parte della politica. Questo perché sul nostro territorio nazionale, come in molti Stati dell’UE, sono presenti gruppi e movimenti politici che si ispirano, direttamente o indirettamente, all’ideologia fascista o a ideologie di estrema destra. In Italia, però, dopo la vittoria elettorale della Lega, seconda forza di governo, e il crescente consenso intorno al leader Matteo Salvini, ministro dell’Interno, molti intellettuali, politici e personaggi pubblici hanno esternato le proprie preoccupazioni.
Salvini ha infatti completato la trasformazione della Lega, che da partito federalista, che aveva come primo obiettivo il raggiungimento dell’autonomia per la Padania, è diventato un vero e proprio partito nazionalista, e per molti aspetti antieuropeista, sul modello del Fronte Nazionale francese di Marine Le Pen. Inoltre, il leader del Carroccio ha più volte lasciato intendere una sua vicinanza - o quantomeno un rapporto di non conflittualità – con alcuni movimenti della destra extraparlamentare italiana. Oltre ai partiti d’opposizione di centrosinistra e ai movimenti della sinistra extraparlamentare, anche molti intellettuali hanno espresso le proprie preoccupazioni e accostato la figura di Salvini a quella di Mussolini prima dell’avvento del regime fascista.
 

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Con il crescente consenso intorno alla figura di Matteo Salvini l’Italia rischia una deriva fascista

FAVOREVOLE

Andrea Camilleri si è detto preoccupato per l’alleanza di governo M5s-Lega. Lo scrittore siciliano ha dichiarato che sulle posizioni estremistiche di Matteo Salvini avverte lo stesso consenso che nel 1937 vedeva intorno alla figura di Benito Mussolini. Simili le posizioni prese da Gad Lerner, giornalista e conduttore televisivo. Lerner è convinto che Matteo Salvini riuscirà ad egemonizzare e infine travolgere i 5 Stelle. Infine, Sean O’Grady, vice caporedattore ed editorialista della testata britannica “Independent”, ha analizzato l’Italia del governo giallo-verde. Secondo l’editorialista nel nostro paese, a causa principalmente dell’operare politico di Matteo Salvini, è in atto un vero e proprio ritorno al Fascismo.

CONTRARIO

Andrea Scanzi, giornalista e scrittore, non accetta le semplicistiche letture in questo senso. Per Scanzi non è affatto in atto una deriva fascista nel nostro paese e tutta questa attenzione mediatica sulla questione finisce per rafforzare la figura di Matteo Salvini. Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e scrittore, è convinto che il ritorno al fascismo di cui tanto si parla sia invece un’allucinazione creata dalla sinistra antifascista che, come l’apprendista stregone, “evoca ciò che vorrebbe esorcizzare”.

 
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Il “fascistometro” di Michela Murgia è una provocazione fine a se stessa

FAVOREVOLE

Michela Muria torna in libreria con un provocatorio pamphlet, Istruzioni per diventare fascisti. Sono 112 pagine diventate un caso nazionale che descrivono la presunta deriva fascista del nostro Paese attraverso un accurata analisi del linguaggio e dei comportamenti. Emiliano Brancaccio, economista dell’Università del Sannio, in un articolo pubblicato il 28 novembre 2018 su “L’Espresso”, difende il fascistometro di Michela Murgia dai suoi detrattori, in particolare da coloro che ritengono la questione di assoluta irrilevanza. Brancaccio racconta infatti che negli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale molti centri di ricerca scientifica avviarono studi che avevano lo scopo di rintracciare le ragioni che avevano portato all’affermazione del nazifascismo. Le finalità erano chiare: comprendere i processi e dotarsi di sistemi di difesa per non commettere in futuro gli stessi errori.

CONTRARIO

Tra gli intellettuali che hanno criticato Michela Murgia per il “Fascistometro”, il test in appendice al libro pubblicato dalla scrittrice sarda, c’è sicuramente Paolo Mieli, giornalista ed ex direttore de “La Stampa” e del “Corriere della Sera”. Secondo Mieli, il fascismo non fa parte della politica di oggi e quelle della Murgia sono solo esagerazioni provocatorie. Per Diego Fusaro, saggista e insegnante di Filosofia, invece, il fascistometro di Michela Murgia è un test demenziale, senza alcuna valenza sociale, politica o linguistica.

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