Benedetto XVI, gli scandali vaticani lo hanno condotto alla rinuncia

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

L'11 febbraio 2013, Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) annuncia la sua rinuncia al ministero petrino a partire dal 28 febbraio dello stesso anno, lasciando così spazio alla convocazione di un conclave per l'elezione del suo successore. Si tratta del settimo caso accertato di abbandono della carica di pontefice nella storia della cristianità. Un episodio eclatante che ha suscitato dubbi, interrogativi e un complesso dibattito sulle reali ragioni che avrebbero condotto Joseph Ratzinger a rinunciare al pontificato. Se in molti, infatti, sostengono che quella di Ratzinger sia stata una scelta compiuta in totale autonomia e lucidità di pensiero e dovuta all'insorgere di problemi fisici e di salute, secondo il parere di altri, essa è stata piuttosto dovuta all'insostenibilità dei troppi scandali che hanno colpito il vaticano (pedofilia, Vatileaks) durante il suo pontificato, o addirittura a un complotto internazionale atto a scatenare una rivoluzione interna alla Chiesa.

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Le dimissioni di Benedetto XVI furono causate principalmente da pressioni esterne

FAVOREVOLE

Le dimissioni di Benedetto XVI sono il frutto di una lunga catena di conflitti, manovre e tradimenti emersi alla cronaca nel corso del suo pontificato. Dapprima i numerosi episodi di pedofilia riscontrati all'interno della Chiesa, poi lo scandalo Vatileaks, con la fuga di notizie riservate per la quale è stato incriminato e condannato il maggiordomo papale (Paolo Gabriele), che ha evidenziato profonde divisioni e contrasti interni sugli indirizzi di governo del Vaticano e sulla gestione della banca (lo IOR, Istituto per le Opere di Religione), tanto che nel marzo 2012 il Dipartimento di Stato degli USA aggiunse il Vaticano nella lista dei paesi monitorati perché potenzialmente suscettibili di essere luoghi di riciclaggio di denaro.
Quella di Ratzinger, inoltre, è sempre stata una figura scomoda sia a livello internazionale (per la Sinistra internazionale e per le lobby gay) sia all'interno della stessa Chiesa: in molti, all'interno della Curia romana, contestarono apertamente la sua scelta di promuovere la nomina del cardinale Tarcisio Bertone a Segretario di Stato e, in generale, la sua intera ascesa.

CONTRARIO

Quella di Benedetto XVI non è stata una fuga sotto la pressione degli eventi o di ricatti, ma una scelta compiuta in totale autonomia e lucidità di pensiero e dovuta al sorgere di limiti legati alla resistenza fisica e ai molti problemi di salute che lo hanno accompagnato negli ultimi decenni (come ad esempio il grave ictus del 1991). Condizioni fisiche che gli avrebbero impedito, nel futuro immediato, di presenziare a eventi e di viaggiare. Si tratta di un annuncio onesto che merita rispetto, segno evidente di voler lasciare la guida della Chiesa a un nuovo pontefice che possegga quel vigore (sia del corpo, sia dell'animo) che nei mesi che hanno preceduto l'abdicazione era venuto a mancare a Benedetto XVI. Dunque, non un segno di debolezza e sconfitta per la Chiesa ma anzi un gesto coraggioso, forte e trasparente, che invita a proseguire la lotta alle “sporcizie” interne (come ad esempio la pedofilia), già più volte denunciate da Papa Ratzinger nel corso del suo pontificato.

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