Decreto Dignità

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

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Il primo provvedimento del governo Conte, entrato in carica il I giugno 2018, è il cosiddetto “decreto Dignità”, fortemente voluto dal ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle. Il provvedimento riguarda svariate tematiche socio-economiche, molto sentite dal Movimento 5 Stelle, tra cui il disincentivo al ricorso dei contratti a tempo determinato e alle delocalizzazioni delle aziende all’estero, il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo, la revisione del redditometro. I sostenitori del provvedimento affermano che aumenteranno le tutele per i lavoratori e saranno penalizzate le imprese che delocalizzano, in controtendenza rispetto alle politiche degli ultimi anni. Il divieto di pubblicizzare il gioco d’azzardo costituisce inoltre una grande conquista di civiltà, che pone fine al ruolo ambiguo dello Stato in questo settore. Gli oppositori del provvedimento ritengono invece che il gioco non vada demonizzato e che giovi alle casse dello Stato. Le limitazioni ai contratti a termine non favoriscono gli indeterminati, anzi: si verificherà un aumento sia del lavoro nero che della disoccupazione. Anche le misure anti-delocalizzazione non favoriranno le imprese, stroncando dal principio gli investimenti in Italia.

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RIDUZIONE DELL'ORARIO DI LAVORO

 
01

La stretta sui contratti a tempo determinato rende più complesse le assunzioni

FAVOREVOLE

Il decreto Dignità rappresenta una importante svolta nella legislazione del lavoro, contro i processi di flessibilizzazione del mercato che hanno condotto a una precarietà diffusa. I contratti stabili, oltre a essere favorevoli per i lavoratori stessi, incentivano la produttività e gli investimenti, creando un beneficio per l’intero sistema economico. Non vi è nessun intento punitivo verso le imprese: quelle che investono sul lavoro non avranno nulla da temere.

CONTRARIO

Le norme del decreto Dignità rischiano di produrre l’effetto opposto di quanto annunciato, ovvero di aumentare i contratti a termine, poiché verranno maggiorate le indennità per i licenziamenti dei lavoratori a tempo indeterminato, rendendo quest’ultimo poco conveniente per i datori di lavoro. Inoltre, la reintroduzione delle causali per i contratti a termine rischia di portare ad un incremento dei contenziosi giudiziari, disincentivando gli investimenti e aumentando l’incertezza legislativa.

 
02

Il gioco d’azzardo non deve essere pubblicizzato, poiché costituisce una piaga sociale

FAVOREVOLE

Circa 3 milioni di italiani sono a rischio ludopatia, una vera e propria “tossicodipendenza psicologica” (cit. Jacopo Fo), che danneggia in primo luogo il giocatore stesso, la sua famiglia e il suo patrimonio, e in secondo luogo l’economia reale per la riduzione della capacità di spesa dei giocatori. Inoltre, la maggiore regolamentazione statale non ha impedito l’infiltrazione di business criminali nel settore dell’azzardo. Quindi, impedire la pubblicità del gioco d’azzardo altro non è che una battaglia di civiltà.

CONTRARIO

Un’autorevole opinione in controtendenza sulla tematica del gioco d’azzardo è quella dello psichiatra Paolo Crepet. Egli sostiene che sia impossibile provare l’esistenza di un rapporto causa/effetto tra il gioco e le patologie mentali, affermando che questo fenomeno sia stato enfatizzato e strumentalizzato a fini politici. Oltretutto, il maggiore proibizionismo, oltre a non risolvere il problema della ludopatia, porterà a un incremento del mercato illegale.

 
03

Disincentivare le delocalizzazioni è un importante passo per la salvaguardia del lavoro in Italia

FAVOREVOLE

Le delocalizzazioni costituiscono un grave danno per l’intero tessuto economico e produttivo. Il decreto Dignità è il primo passo verso una maggiore regolamentazione degli effetti nefasti della globalizzazione e per ristabilire un fondamentale principio etico: chi riceve denaro pubblico, non può generare disoccupazione sfruttando il know-how dei lavoratori italiani.

CONTRARIO

Il decreto Dignità non opera alcuna distinzione tra la delocalizzazione selvaggia – per cui un paese europeo intende attrarre imprese già stabilite in un altro paese UE tramite aiuti di Stato – e l’attività di internazionalizzazione di impresa. In alcuni casi, lo spostamento dell’azienda è indispensabile per evitarne il fallimento. Inoltre, la misura anti-delocalizzazione è esposta a una possibile incompatibilità con i trattati europei.

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