Clonazione

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

Introdotta in modo teorico nel 1938 dall'embriologo tedesco Hans Spemann, la clonazione è uno dei temi maggiormente dibattuti in ambito etico-scientifico. In biologia, indica la metodologia per duplicare il patrimonio genetico di un essere vivente, allo scopo di crearne un altro geneticamente identico.
Esistono due differenti tecniche di clonazione: quella riproduttiva (creazione della copia di un essere vivente esistente) e quella terapeutica (con la quale si ottengono cellule staminali, che saranno riprogrammate per rigenerare tessuti o curare patologie di tipo degenerativo).
Per quanto riguarda la clonazione riproduttiva, se da un lato si osserva la quasi totale unanimità da parte della comunità scientifica di tutto il mondo nel voler abolire ogni possibile sviluppo di una tecnica che abbia come risultato la clonazione dell'essere umano, il dibattito si riaccende attorno alla clonazione degli animali: dalla pecora Dolly, clonata nel 1997, ai due macachi Zhong Zhong e Hua Hua, clonati a Shangai all'inizio del 2018.
Il dibattito sul piano etico risulta particolarmente acceso per quanto riguarda la clonazione terapeutica, soprattutto in riferimento alla provenienza delle cellule staminali ottenute tramite clonazione: se le cellule vengono ottenute dalla produzione di blastocisti come fonte di materiale biologico, anche se il processo viene interrotto in fase pre-embrionale, la pratica comunque provoca la morte del potenziale embrione.

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La clonazione terapeutica va fermata per ragioni etiche, nonostante offra possibili cure per malattie come l'Alzheimer, il Parkinson e il cancro

FAVOREVOLE

La clonazione terapeutica, che segue i medesimi passaggi iniziali della clonazione riproduttiva, ma dove le cellule staminali vengono prelevate e messe in coltura quando il processo di embriogenesi si trova ancora allo stadio di blastocisti, offre molte e irrinunciabili possibilità di cura, molte in più rispetto alla clonazione riproduttiva. L'ostacolo etico viene spesso alimentato dalle religioni, che considerano l'embrione già una forma di vita. Ma le stesse religioni sono discordi sull'argomento (per i cattolici la vita comincia al momento del concepimento, per gli ebrei quaranta giorni dopo, per i musulmani centoventi giorni dopo). L'intera discussione di ordine etico dovrebbe lasciare spazio alla ormai sempre più concreta possibilità che questa sperimentazione fornisca tra non molto la cura per diverse malattie considerate oggi incurabili (Alzheimer, Parkinson, cancro etc.), e dunque la speranza per milioni di malati. La censura preventiva di una ricerca che, come questa, ha mezzi e fini tutt'altro che immorali, è pericoloso oscurantismo.

CONTRARIO

La clonazione terapeutica è una chiara violazione della dignità della vita umana dal momento che sacrifica embrioni umani in nome di una sperimentazione che non ha rispetto per l'uomo. L'embrione non può essere considerato come un ammasso cellulare da utilizzare per fini di ricerca o di profitto. Non si tratta di porre dei limiti alla ricerca ma piuttosto di difendere la vita umana. La generazione per clonazione di un embrione umano al fine di utilizzarlo come fonte di cellule staminali va considerata come un’azione indegna della persona umana perché si oppone al suo bene. Inoltre, sembra evidente dai vari esperimenti eseguiti nel corso degli anni che il sacrificio degli embrioni sarebbe numericamente enorme rispetto ai risultati ottenibili. Il raggiungimento dello scopo infatti è decisamente molto complicato, perché dipende dalla qualità degli ovociti utilizzati, ovvero dai trattamenti ormonali subiti per la loro produzione e dalle caratteristiche genetiche delle donne da cui sono prelevati.

 
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La clonazione riproduttiva non replica esseri umani, sperimenta sugli animali nel totale rispetto di essi e offre enormi possibilità terapeutiche per l'uomo

FAVOREVOLE

La clonazione dell'uomo è aprioristicamente condannabile, mentre va favorita la clonazione riproduttiva riguardante gli animali (con la condizione essenziale che essi non provino sofferenze), perché offre possibilità terapeutiche troppo importanti. Ogni sperimentazione in questo senso può avere ricadute vantaggiose per la salute umana, ed è dunque giustificabile. Il raggiungimento della clonazione della scimmia rappresenta un passo importante nella storia della biologia, in quanto i primati appartengono a una specie molto vicina a noi (tra il 93%-99% di DNA identico al nostro), e dunque apre nuovi scenari per la cura di molte malattie umane gravi come le malattie del sistema nervoso (Alzheimer, Parkinson, Ictus). Il fatto che i cloni animali mostrino difetti, malformazioni e abbiano un'aspettativa di vita minore agli originali non deve scoraggiare né fermare gli esperimenti, dal momento che la ricerca in campo scientifico procede da sempre per tentativi e fallimenti, per arrivare a un successo.

CONTRARIO

La clonazione riproduttiva animale va necessariamente fermata in quanto il rischio di arrivare alla clonazione dell'essere umano, pratica che violerebbe ogni codice etico e morale, è estremamente alto. Il fatto che si stia utilizzando la sperimentazione sull'uomo - proibita - utilizzando come schermo la clonazione delle scimmie è testimoniato dalla clonazione dei due macachi Zhong Zhong e Hua Hua, clonati a Shangai all'inizio del 2018 da un'équipe di scienziati del Chinese Academy of Science Institute of Neuroscience di Shanghai, coordinata da Qiang Sun: esseri appartenente a una specie vicinissima all'uomo per similitudini nel DNA. L'uomo sembra perdere di vista il senso e il valore della propria vita in favore di una sorta di delirio di onnipotenza. Altro motivo per boicottare questa tecnica è legato ai rischi alimentari. Non esistono dati affidabili che dimostrino che latte e carne derivati da animali clonati non siano dannosi.

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