Legalizzare o liberalizzare le droghe leggere

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

Il dibattito sulla liberalizzazione delle droghe leggere si è rianimato dopo l’abrogazione della legge Fini-Giovanardi decisa dalla Corte Costituzionale il 12 febbraio 2014; la sentenza ha ritenuto illegittimo l’inserimento dei punti 4 bis e 4-vicies ter (modifiche al Testo Unico sugli stupefacenti del 1990) all’interno del decreto d’urgenza per il finanziamento delle olimpiadi invernali di Torino (30 dicembre 2005, n. 272, convertito in legge nel 2006). Le posizioni a confronto sull’argomento sono totalmente antitetiche; i proibizionisti si pongono contro qualsiasi ipotesi di legalizzazione della cannabis, nella convinzione che ciò comporterebbe un aumento del consumo di droghe e della criminalità; ritengono inaccettabile la distinzione tra droghe leggere e pesanti e sostengono che la legalizzazione non assicurerebbe alcun beneficio economico o sociale alla collettività.
Gli antiproibizionisti, al contrario, ritengono che la depenalizzazione della marijuana sia l’unica soluzione in grado di contrastare realmente la criminalità organizzata e la tossicodipendenza. Secondo tale tesi, una legislazione permissiva assicurerebbe enormi entrate fiscali allo Stato e consentirebbe una maggiore prevenzione verso le categorie più esposte ai rischi della droga, come minori e adolescenti; si propongono così due opzioni: l’istituzione di un libero mercato della marijuana (liberalizzazione) o una commercializzazione controllata della sostanza da parte dello Stato (legalizzazione).

 
01

La scienza non considera valida la distinzione tra droghe leggere e pesanti

FAVOREVOLE

Le pubblicazioni scientifiche che attestano la lieve pericolosità della cannabis concordano nel ritenere la marijuana una sostanza non letale e dagli effetti generalmente lievi. L’evidenza scientifica dimostra la non sussistenza di casi di morte dovuti a overdose di THC, come confermano gli studi di illustri scienziati come David Nutt e Wayne Hall. Un rapporto della DEA (Drug Enforcement Administration, agenzia federale antidroga american, Opinion and reccomended ruling, findings of fact, conclusions of law and decision of Administrative Law Judge) sostiene che la quantità letale di THC è “impossibile da quantificare in quanto troppo alta” (TdR). Il rapporto in questione, stilato il 6 settembre 1988 dal giudice Francis L. Young, stima tra i ventimila e i quarantamila gli spinelli necessari per uccidere una persona; precisamente il documento individua in 1.500 chilogrammi, assunti in meno di un quarto d’ora, la quantità necessaria a causare la morte di un individuo. La lieve pericolosità della sostanza è resa emblematica dal punto 15 del rapporto: “in termini strettamente medici, la marijuana è molto più sicura di molti dei cibi che consumiamo abitualmente” (TdR)

CONTRARIO

La classificazione delle sostanze stupefacenti in “pesanti” e “leggere” non è accettata dagli studi scientifici: “è necessario sottolineare un aspetto che fa giustizia di alcune superficiali valutazioni circa la pericolosità delle droghe e, quindi, della loro classificazione in ‘leggere’ e ‘pesanti’ (definizioni create e sostenute dal movimento antiproibizionista), che non ha senso e non solo perché in dottrina è inesistente ma perché è ovviamente più corretto fare riferimento agli effetti che le sostanze determinano sull'organismo; in tal caso, va ulteriormente sottolineato che vi possono essere ‘effetti pesanti’ da un uso di droghe cosiddette leggere ed ‘effetti leggeri’ da quello di droghe cosiddette pesanti: tutto infatti è condizionato dalla quantità di sostanza assunta, da come viene ‘acquisita’ dall’organismo (iniettata, fumata, aspirata), dalle condizioni fisiche dell'assuntore e, infine, dal fatto che l’uso sia intenso e ripetitivo o del tutto occasionale” (Pietro Soggiu, Droga, Il libro dell’Anno “Treccani.it”, 2002).

 
02

Legalizzare la marijuana porta enormi benefici economici alla collettività

FAVOREVOLE

Si stima che la legalizzazione della cannabis  assicurerebbe allo Stato italiano circa 10 miliardi di euro: 8 miliardi deriverebbero dal gettito fiscale, mentre 2 miliardi dai risparmi nel settore della pubblica sicurezza (Marco Rossi, Il costo fiscale del proibizionismo: una simulazione contabile, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, settembre 2009, disponibile su “Encod.org”). Mario Centorrino, Pietro David, Ferdinando Ofria, (Effetto cannabis sui conti pubblici, “Lavoce.info”, 21 marzo 2014) sottolineano l’importanza dell’indotto legato a tali attività: “l’introito fiscale è solo parte dell’utilità complessiva che uno Stato può trarre dal passaggio dalla proibizione alla legalizzazione. La regolamentazione del mercato delle droghe leggere si lega strettamente alla contabilità ufficiale della finanza pubblica perché le regole concordate a livello internazionale nel Sec95 separano sommerso economico e attività illegali, includendo una stima del primo nel Pil, ma escludendo le seconde dalla contabilità ufficiale. In sostanza, esistono mercati illegali, con i propri occupati e il relativo fatturato, che tuttavia non vengono registrati nella contabilità ufficiale”.

CONTRARIO

La presidenza del Consiglio dei Ministri e il Dipartimento per le Politiche Antidroga sostengono che contrastare l'illegalità legalizzando le droghe sia infruttuoso. Al di là delle posizioni politiche, da un punto di vista economico ciò si tradurrebbe in costi insostenibili per lo Stato, tali da vanificare le eventuali entrate fiscali: “affinché il mercato illegale delle droghe sia efficacemente contrastato con la legalizzazione, lo Stato dovrebbe mettere in piedi un gigantesco sistema di produzione, controllo, custodia e distribuzione dei diversi tipi di sostanze che, dal punto di vista tecnico-sanitario, verrebbe affidato ad industrie professionali che siano in grado di rispondere a tutte le tipologie di consumatori: occasionali, abitudinari e dipendenti. Ma creare un apparato statale ben strutturato, di alto livello tecnologico, atto a gestire adeguatamente la produzione e lo smercio legali, si tradurrebbe di fatto nel sostenere costi esorbitanti da parte dello Stato e, quindi, dell’intera collettività” (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Politiche Antodroga, Le ragioni del perché NO alla legalizzazione delle sostanze stupefacenti,1 novembre 2011)

 
03

Il proibizionismo ha prodotto una diminuzione del consumo di stupefacenti mentre la legalizzazione lo incentiverebbe

FAVOREVOLE

Franco Corleone e Stefano Anastasia (4° Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi, “fuoriluogo.it”, 2013) contestano i dati sulla diminuzione del consumo di cannabis divulgati dal Dipartimento per le Politiche Antidroga: “come tre anni fa la Relazione pubblicata sotto la responsabilità scientifica del dottor Serpelloni fece discutere per l’annuncio clamoroso di un crollo del 25% dei consumi life time di cannabis, suscitando una vera incredulità nella comunità scientifica anche internazionale, così sospettiamo che la diminuzione del numero dei detenuti tossicodipendenti appartenga alla categoria dei miracoli della propaganda”. L’accusa rivolta alla Fini-Giovanardi è di aver causato un aumento del consumo di droghe e una criminalizzazione dei consumatori. A ciò si affianca un articolo del 2014 di Stefano Auditore (In Colorado, dopo la Legalizzazione, è diminuito il consumo di Cannabis tra i minori, “freeweed.it”, 14 agosto 2014), direttore dell’Associazione FreeWeed Board, che riporta alcune statistiche del Dipartimento di Salute Pubblica del Colorado. A dimostrazione del fallimento del proibizionismo Auditore sottolinea che, a un anno dall’inizio della legalizzazione, i dati provenienti dal Colorado riportano un calo del consumo di cannabis tra le fasce giovanili

CONTRARIO

La relazione al Parlamento (Sull’uso di sostanze stupefacenti e sulle tossicodipendenze in Italia, 28 giugno 2011) realizzata dal Dipartimento per le Politiche Antidroga, riporta i risultati ottenuti dalla Fini-Giovanardi tra il 2008 e il 2011: “i dati derivanti dalle indagini eseguite nel 2011 ci dicono che vi è stato un ulteriore calo dei consumi e che quindi questo trend al ribasso si riconferma anche quest’anno. Tutte le sostanze stupefacenti trovano sempre un minor uso da parte della popolazione giovanile che, soprattutto negli ultimi anni, sembra esprimere, nella maggioranza dei casi, un atteggiamento più consapevole e responsabile, nei confronti della necessità e dell’opportunità di evitare qualsiasi uso di droghe”. Il rapporto riporta i dati sui consumatori: dai 3.934.450 registrati nel 2008 ai 2.924.500 nel 2010, con un saldo negativo di 1.009.950 (meno 25,7%). Inoltre, il rapporto sostiene che “non può trovare accoglienza alcuna ingiustificata quanto insensata ipotesi di legalizzazione delle droghe, in quanto porterebbe soltanto ad incrementare la disponibilità e l’accessibilità a tali sostanze creando, nel tempo, inevitabilmente un aumento dei consumatori” (ibidem).

 
04

L’opinione pubblica italiana non condivide l’ipotesi di una legalizzazione delle droghe leggere

FAVOREVOLE

In occasione del referendum del 1993 sulla legge Jervolino-Vassalli (1990) in materia di stupefacenti, i cittadini italiani si espressero a favore della depenalizzazione del consumo personale di droga. Successivamente alcuni sondaggi hanno rivelato una grande apertura della società sull’argomento: il trend sembra confermare un aumento di quanti si dicono favorevoli a misure che prevedano la depenalizzazione o la legalizzazione del consumo di cannabis in Italia. In particolare, è tra le persone in età compresa tra i quindici e i 64 anni che la percentuale dei favorevoli è largamente maggioritaria. A ciò si sommano gli appelli provenienti da autorevoli personalità del mondo medico come Umberto Veronesi, e da importanti organizzazioni della società civile come l'Associazione Luca Coscioni e l’ASCIA, (Associazione per la Sensibilizzazione Canapa Autoprodotta) che da anni si battono a favore della legalizzazione della marijuana. Da qualche anno, inoltre, alcune regioni italiane come la Puglia, la Toscana, il Veneto e l’Abruzzo hanno promulgato leggi favorevoli alla cannabis terapeutica, segno che anche l’Italia sembra essere pronta al passo decisivo in questa direzione

CONTRARIO

La maggioranza degli italiani è contraria a qualsiasi ipotesi di legalizzazione o liberalizzazione delle droghe leggere, come dimostrano le recenti rilevazioni demoscopiche effettuate dai più importanti istituti italiani di ricerca e statistica. Le preoccupazioni che muovono gli italiani su tali posizioni riguardano il rischio dell’aumento del consumo e i danni sociali che ne deriverebbero. Contrario alla legalizzazione è anche papa Francesco il quale, in occasione della trentunesima edizione dell’International Drug Enforcement Conference, si è espresso contro qualsiasi ipotesi di questo tipo. Le stesse convinzioni sono condivise anche da realtà provenienti dalla società civile, come il MOIGE (Movimento Italiano Genitori) e il movimento LegaLife nato nel 2014 “dall’esigenza di far sentire la voce di educatori e famiglie nel dibattito sulla legalizzazione della cannabis” (Nasce il movimento Legalife, “Cdg.it”, 11 ottobre 2014). Anche un’eminente personalità istituzionale come Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, si dice “contrario alla liberalizzazione delle droghe leggere che non è né possibile né auspicabile” (Legalizzazione della cannabis. Chi è pro e chi è contro, “LifeGate.it”, 27 febbraio 2014).

 
05

La legalizzazione è il mezzo più efficace per sottrarre risorse alla criminalità organizzata

FAVOREVOLE

Roberto Saviano, autore di Gomorra e Zero, Zero, Zero, si è detto più volte favorevole a una legalizzazione delle droghe; in un appello apparso su “L’Espresso” lo scrittore denuncia il fallimento del proibizionismo e, citando una relazione di Kofi Annan, ex segretario generale dell’ONU, illustra la grave situazione di violenza e illegalità presente nei paesi africani che intersecano le rotte dei narcotraffici. Secondo lo scrittore la legalizzazione è il mezzo più efficace per sottrarre risorse alla criminalità organizzata e contrastare quello che egli definisce il “narcocapitalismo”, una struttura economica e criminale che agisce non solo sul piano economico ma anche su quello sociale. Saviano, infatti, sottolinea come il controllo di interi territori da parte della criminalità, la quale si alimenta principalmente con il traffico di droga, non si eserciti soltanto sul piano della violenza, ma anche sul piano politico e assistenziale. Pertanto lo scrittore esorta l’Italia a realizzare riforme in questo campo, strutturali e a costo zero, con il fine di contrastare le mafie e al contempo recuperare risorse economiche a favore della collettività.

CONTRARIO

Josè Berdini, responsabile della Cooperativa Pars, ha criticato l’appello di Roberto Saviano considerando ingenue e semplicistiche le tesi espresse dallo scrittore. La legalizzazione non solo non sarebbe in grado di eliminare il mercato nero degli stupefacenti, ma anzi creerebbe un mercato “grigio” o parallelo, cioè un mercato destinato a coloro i quali non siano in possesso dei requisiti per l’acquisto (ad esempio i minori). La legalizzazione, inoltre, porterebbe a un uso incontrollato da parte dei giovani, con conseguenti problemi sociali e sanitari. È per questi motivi che legalizzare non consentirebbe di contrastare la criminalità né da un punto di vista sociale né economico. Le critiche, inoltre, riguardano anche la fattibilità di tali proposte giudicate da Berdini dispendiose e troppo complesse da gestire. Posizioni contrarie alle proposte di Saviano sono state sostenute anche da don Mazzi con argomentazioni simili alle precedenti; il presbitero però tende a sottolineare il ruolo fondamentale del nucleo familiare, a suo avviso attore primario dell’unica vera attività di prevenzione: l’educazione ai valori positivi della vita.

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