Vitalizio agli ex parlamentari

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

Il vitalizio agli ex parlamentari è un argomento centrale nel dibattito politico. Con gli articoli 69 e 122 della Costituzione, l'ordinamento italiano prevede che il vitalizio venga erogato a deputati, senatori e consiglieri regionali (in quest'ultimo caso sotto forma di meccanismi pensionistici complementari). L’ultima riforma delle indennità parlamentari risale al 2012, secondo la quale a partire dal 1° gennaio 2012 le pensioni parlamentari vengono calcolate con il sistema contributivo. Tuttavia, restano ancora in vigore i vitalizi antecedenti a tale data. La proposta di legge Richetti, in discussione al Senato, mira quindi ad abolire i vitalizi e ad estendere il trattamento pensionistico basato sul sistema contributivo anche agli ex parlamentari.
Il primo argomento dibattuto riguarda l’aspetto economico-finanziario. Secondo il parere di molti esponenti della classe politica, il taglio ai vitalizi comporterebbe l’abbattimento di una spesa ingente per le casse dello Stato, con conseguente risparmio e ridistribuzione equa e proporzionata delle pensioni. Al contrario, in molti sostengono che il risparmio conseguente al taglio sarebbe irrisorio rispetto ai veri problemi economici del paese.
Altro argomento è la questione etica e morale. Se da una parte alcuni sottolineano che il vitalizio sia un diritto sancito dalla Costituzione, altri sostengono che si tratti di un privilegio che va contro il principio di equità.

 
01

Non è accettabile che i vitalizi dei parlamentari siano slegati dai contributi versati e dalla durata dell’incarico.

FAVOREVOLE

Non è pensabile né l’eliminazione di un reddito a chi ha ricoperto incarichi parlamentari nel rispetto delle leggi e delle normative, né l’applicazione del metodo contributivo per i vitalizi, come previsto per gli altri lavoratori. L’equiparazione tra vitalizi e pensioni si pone in contrasto con i principi fondamentali fissati dalla Costituzione italiana. I vitalizi restano sempre e comunque un diritto acquisito, dunque un intervento retroattivo su di essi potrebbe essere giudicato incostituzionale, tanto più se il loro taglio dovesse intaccare notevolmente il tenore di vita dei beneficiari. Inoltre, il ricalcolo retroattivo dei contributi può aprire un pericoloso precedente anche per le pensioni degli altri lavoratori. Le riforme della previdenza che si sono susseguite, infatti, non hanno mai intaccato diritti maturati prima della loro entrata in vigore.

CONTRARIO

Il taglio ai vitalizi rappresenta un passo importante nella difesa dell’uguaglianza tra i cittadini, soprattutto in considerazione degli scandali emersi in materia (ex parlamentari beneficiari del vitalizio con pochissime presenze parlamentari, assegni vitalizi di reversibilità destinati ai parenti degli onorevoli).
Se pur fosse concepibile un trattamento pensionistico particolare per chi abbia trascorso un periodo di tempo prolungato in un organo parlamentare nazionale o regionale, non è accettabile che, come quasi sempre accade, questo trattamento sia del tutto slegato dai contributi versati e dalla durata dell’incarico.
Sulla questione del vitalizio in quanto diritto intoccabile sancito dalla Costituzione, va considerato che la stessa Corte Costituzionale ha più volte riconosciuto che sui diritti di natura pensionistica il legislatore può agire e può farlo anche retroattivamente per ragioni costituzionalmente meritevoli, a condizione che gli interventi siano ragionevoli e proporzionati.

 
02

Il taglio dei vitalizi agli ex parlamentari riguarda cifre irrisorie e dunque non garantisce alcun ingente risparmio per le casse dello stato italiano

FAVOREVOLE

Il sistema retributivo del vitalizio riguarda un numero ristretto di persone, e si tratta di diritti maturati per l'effettivo lavoro svolto.
Quasi tutti i beneficiari sono appartenenti alla Prima Repubblica e sono quasi tutti anziani. Questo vuol dire che, entro circa un decennio, saranno in pochi i parlamentari che ancora usufruiranno di questo tipo di trattamento.
Si tratta, inoltre, di una pensione minore (non ci sono né tredicesima né altri vantaggi).
Gli scandali e gli errori commessi in passato sono stati cancellati già da diversi anni, e il dibattito non può andare a ledere un diritto acquisito e non deve alimentare populismo né facile risentimento sociale.
In termini economici e finanziari, il taglio ai vitalizi comporterebbe un risparmio di appena qualche milione di euro per le casse dello stato italiano.

CONTRARIO

A differenza di altri paesi europei, i vitalizi agli ex parlamentari in Italia sono eccessivamente alti e rappresentano una spesa enorme per le casse dello stato. Una spesa che graverà di certo sulle generazioni future.
I contributi effettivamente versati dagli ex parlamentari coprono una parte irrisoria rispetto a quanto versano Camera e Senato per i redditi vitalizi.
Solo applicando le regole del sistema contributivo in vigore per tutti gli altri lavoratori italiani all'intera carriera contributiva dei parlamentari la spesa per i vitalizi si ridurrebbe del 40% (come afferma Tito Boeri, presidente dell’INPS, nell’articolo Tito Boeri (Inps) sui vitalizi degli ex parlamentari: "Sistema insostenibile. Con il contributivo si ridurrebbero del 40%", pubblicato il 5 maggio 2016 su “L’Huffington Post”).
La modifica alle leggi in materia rappresenta dunque una misura non solo simbolica ma in grado di contribuire in modo significativo alla riduzione della spesa pubblica o al finanziamento di programmi sociali.

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