Politiche di controllo dell'immigrazione

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

Il modello europeo di integrazione pacifica fra Stati è messo drammaticamente alla prova dal fenomeno delle migrazioni di massa: la crisi economica europea non ha indebolito l'immagine di un continente ricco e con alti livelli di benessere, mentre sulla sponda opposta del Mediterraneo, in Africa come nel Medio Oriente, gravissimi rivolgimenti politici hanno gettato interi paesi nel caos, spingendo grandi masse di profughi a cercare salvezza in Europa. La pressione migratoria ha portato la politica e la società europea a polarizzarsi in almeno due opposti modi di intendere l'immigrazione: l'approccio securitario, che sottolinea la connessione fra immigrazione, insicurezza sociale e aumento della criminalità, terrorismo di stampo religioso compreso; e quello dell'accoglienza, che sottolinea l'imprescindibilità del valore della solidarietà e della difesa dei diritti umani. Sul piano simbolico, l'approccio identitario insiste sull'inconciliabilità fra opposte culture e religioni, quello dell'interculturalità sottolinea il valore della differenza. La Chiesa invita alla solidarietà. Le difficoltà dell'Unione nel misurarsi col problema delle migrazioni di massa si misurano nella tensione fra le due anime dell'Europa: sarà la sfida tra “populisti xenofobi” e “buonisti di sinistra” a far prevalere quella isolazionista e politicamente autoritaria degli specifici interessi nazionali e della “fortezza Europa”, o quella di un'Europa solidale,democratica, capace di unire.

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MEDIATECA

 
01

L'Europa non fa abbastanza, il ripristino delle frontiere interne è una necessità

FAVOREVOLE

L'imponente crisi dei migranti ha costretto numerosi paesi dell'Unione Europea a prendere provvedimenti per arginare i flussi incontrollati di migranti che attraversano i propri territori. Fra i primi ad annunciare la costruzione di un muro al confine con la Serbia fu l'Ungheria, guidata dal partito nazionalista Fidész di Viktor Orbàn, mentre sono ripresi temporaneamente i controlli doganali alle frontiere francesi, tedesche, austriache, danesi, svedesi, norvegesi. La possibilità di reintrodurre per periodi limitati di tempo i controlli di frontiera è prevista dagli accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone, e si trovano dunque all'interno del quadro del diritto europeo.

CONTRARIO

Se ogni paese fa di testa propria, l'Unione Europea perde di senso: le azioni unilaterali da parte delle singole nazioni facenti parte dell'Unione sono deprecate e respinte per ragioni di metodo e di sostanza. Da una parte, ci si appella all'essere membri di un'Unione politica, con delle regole comuni che devono essere osservate da tutti, e non possono essere scavalcate in nome delle esigenze particolari dei singoli Stati. Dall'altra, vengono avanzate critiche mirate ai singoli provvedimenti: le misure che pongono un limite numerico giornaliero alle richieste di asilo politico introdotte da paesi come l'Austria non sono ritenute rispettose della convenzione di Ginevra sui rifugiati, e sono ritenute essere solo un escamotage per poter aggirare questi vincoli.

 
02

Per fermare l'ondata migratoria bisogna stringere accordi economici con i paesi di provenienza

FAVOREVOLE

Le politiche “del muro” si sono in questi anni rivelate inefficaci, andando addirittura a peggiorare il problema che dovrebbero risolvere. Per fermare i flussi migratori irregolari bisogna intervenire nei paesi di provenienza, creando le condizioni perché le persone non emigrino (investimenti e progetti di sviluppo economico-sociale in cambio di garanzie di rispetto dei diritti umani fondamentali), e con i paesi di transito, affinché questi collaborino ad impedire il traffico illegale di esseri umani. Progetti concreti in questo senso sono l'incremento di un fondo per l'Africa – e, in particolare, che contribuisca a stabilizzare la Libia – e l'accordo fra Europa e Turchia sulla gestione dei rifugiati siriani. In cambio di un cospicuo finanziamento, la Turchia si è impegnata, a partire dal 2016, in una corposa ricollocazione dei rifugiati transitati sul proprio territorio e giunti illegalmente in Grecia. Alla chiusura della “rotta balcanica” è seguito l'accordo per la chiusura di quella “mediterranea”: l'Unione Europea si è impegnata a rafforzare le istituzioni che operano per una Libia unitaria, capace di controllare le proprie coste e i propri confini meridionali.

CONTRARIO

La stipulazione di accordi economici con i paesi di provenienza dei migranti irregolari offre il fianco a due differenti critiche, poste da schieramenti politici opposti. Da un lato, gli euroscettici e i partiti anti-immigrazione sostengono che le ingenti somme offerte a paesi extraeuropei potrebbero essere utilizzate per finanziare progetti di sviluppo che risolvano le difficoltà economiche dei cittadini europei, non di quelli stranieri. Dal fronte opposto, numerosi dubbi sono sollevati nei confronti dei paesi coi quali vengono stipulati gli accordi: neicasi migliori le garanzie di rispetto dei diritti umani nella gestione dei rifugiati sono troppo labili, non in linea con gli standard europei. Nei casi peggiori, invece, si rischia di finanziare direttamente dittature brutali, ai quali l'Europa democratica affiderebbe così il “lavoro sporco” da svolgere lontano dall'attenzione dell'opinione pubblica, come già successo in passato con la gestione congiunta della rotta migratoria italo-libica con il regime di Mu'ammar Gheddafi. Gheddafi, se non altro, offriva almeno la garanzia del saldo controllo della Libia, mentre oggi al-Serraj non governa che una piccola porzione del paese.

 
03

È necessario rafforzare le frontiere esterne dell'Unione Europea

FAVOREVOLE

Il punto che mette d'accordo quasi tutti gli attori politici europei intorno al problema della gestione dei flussi migratori è quello dell'implementazione di misure di controllo della frontiera comunitaria. Avanza sempre più la coscienza di come il mediterraneo rappresenti la frontiera di tutta l'Unione, non solo dei singoli paesi che su quel mare si affacciano, e si fa strada l'idea di una gestione unificata della sicurezza di tale “confine d'Europa”. L'istituzione di una Guardia Costiera e di Frontiera Europea, che superi l'agenzia Frontex e i suoi poteri limitati, rappresenterebbe la reazione a politiche di disgregazione, che puntano all'isolamento dei singoli Stati, procedendo nella direzione di una maggior integrazione a livello europeo. Le carenze dei singoli Stati verrebbero così superate a favore di una gestione unificata anche e soprattutto a livello di fondi: le carenze di bilancio di paesi come la Grecia non sarebbero più determinanti nel governo dei flussi migratori provenienti dall'Asia, e i paesi che più spendono per l'accoglienza riceverebbero un concreto aiuto da parte di tutta l'Europa.

CONTRARIO

Il problema della creazione di una Guardia Costiera e di Frontiera Europea investe direttamente le istituzioni dell'Unione nella sua interezza. L'Unione affida già il pattugliamento delle frontiere e la sicurezza dei confini ad un'agenzia terza, denominata Frontex, incaricata di numerose missioni specifiche e ordinarie nel mar Mediterraneo e nel mar Egeo, come Triton, che subentrò alla operazione Mare Nostrum, messa in atto per tutto il 2014 dalla sola Marina italiana. La gestione comunitaria delle frontiere implica anche la gestione congiunta dei costi delle operazioni, oltre a una maggior spesa per gli Stati non direttamente investiti dai flussi migratori e un alleggerimento del carico per quelli che non possono fare a meno di gestire le situazioni di emergenza, come appunto l'Italia e la Grecia, il cui sistema istituzionale è duramente messo alla prova da una gravissima crisi finanziaria e sociale. La questione della creazione di una Guardia di Frontiera comune non può non toccare il tema della sovranità territoriale: l'Unione Europea è un organismo sovranazionale, e ciò potrebbe sollevare ampie questioni di competenza intorno alla gestione dei confini.

 
04

Bisogna superare il sistema di Dublino: bisogna identificare direttamente in mare i richiedenti asilo e distribuirli in tutta l'Europa

FAVOREVOLE

Il meccanismo previsto dagli accordi di Dublino sulle politiche di protezione internazionale prevedono che l'asilo debba essere erogato dallo Stato di primo ingresso sul suolo europeo. Questo sistema ha comportato il sovraccarico dei sistemi di accoglienza dei paesi più esposti ai flussi migratori, quali in particolare Grecia, Italia, Malta, che per giunta non sono considerate “mete finali” ma solo territori di transito da parte dei migranti, che puntano a stabilirsi in regioni economicamente più floride, come i paesi scandinavi e la Germania. Una proposta di possibile superamento di questo meccanismo è quella formulata dal ministro dell'Interno italiano Angelino Alfano (Ncd), che prevede l'istituzione degli hotspot per l'identificazione del migrante e per la formulazione dell'eventuale richiesta di asilo direttamente in mare, sulle navi utilizzate per il soccorso marittimo; in questo modo, il richiedente asilo non sarebbe vincolato alla permanenza su un territorio specifico, e scatterebbe più facilmente la redistribuzione dei migranti su tutto il territorio europeo.

CONTRARIO

Il superamento degli accordi di Dublino deve portare a una distribuzione equa e automatica sul territorio dell'intera Unione di quanti esprimono domanda di asilo: bisogna scongiurare in ogni modo l'ipotesi che possa essere sostituito da un sistema che favorisca flussi verso mete preferenziali, è la preoccupazione dei governi del Nord Europa, caratterizzati da sistemi di welfare che assicurano ai rifugiati alti livelli di benessere. Non sarà introdotta alcuna possibilità di “scelta” relativa al paese in cui ottenere la protezione internazionale, rassicurano i Commissari europei al lavoro per superare il sistema di assegnazione di Dublino.La strategia delle identificazioni in mare porta però con sé un rischio diametralmente opposto: stando alle preoccupazioni di funzionari dell'UNHCR, l'Alto Commissariato ONU per i Rifugiati, i procedimenti di identificazione in mare potrebbero trasformarsi, nei fatti, in processi sommari sfocianti in respingimenti e rimpatri illegali attraverso cui “sbarazzarsi” del peso di troppi richiedenti asilo.

 
05

L'immigrazione incontrollata porterà all'islamizzazione dell'Europa e al suo crollo

FAVOREVOLE

Storico argomento delle destre è quello della difesa dell'identità della nazione e del popolo. L'integrità culturale viene brandita in chiave euro-scettica ed anti-immigrazione: l'immissione di elementi culturali estranei (in particolar modo è avvertita la minaccia della “islamizzazione”, così distante dalle confessioni cristiane europee) è vista come una grave minaccia ai valori fondativi della società, che necessitano una strenua difesa. Difesa alla quale l'Europa non solo rinuncia, ma partecipa attivamente a sabotare, sia con le politiche di accoglienza che non riescono a distinguere efficacemente tra chi ha diritto all'asilo politico e chi non ce l'ha (i cosiddetti “migranti economici”) sia con politiche di espansione dell'Unione che finiscono per includere elementi non-europei, prima fra tutte la Turchia. Le istituzioni europee, identificate in tutto e per tutto con politiche che non tutelano l'identità e l'integrità nazionale dei singoli paesi, sono considerate complici del processo di disgregamento della società europea nel suo complesso e di quelle dei singoli paesi.

CONTRARIO

Di fronte alle accuse di non fare abbastanza per controllare i flussi migratori che passano sul proprio territorio, l'Italia rivendica il proprio ruolo di contrasto attivo dell'immigrazione clandestina. In questo senso l'Italia riceve importanti riconoscimenti da parte delle istituzioni europee, e in particolar modo da quelle incaricate di monitorare i confini comunitari. La competenza e l'importanza dell'Italia e delle sue istituzioni non elimina comunque il fatto che si sia coscientemente evitato di procedere all'identificazione tramite la presa delle impronte digitali e immissione nel sistema EURODAC di numerosi migranti, cosa che secondo le regole del sistema di Dublino avrebbe dovuto vincolare il richiedente asilo politico alla permanenza nel primo paese d'ingresso sul suolo europeo. Ciò ha permesso a numerosi migranti irregolari di intraprendere la rotta del Nord verso la Germania e i paesi scandinavi, dove le condizioni di accoglienza e di lavoro sono migliori rispetto all'Europa mediterranea, in gravissima crisi occupazionale. L'Italia, viene riconosciuto, non avrebbe potuto comportarsi diversamente, nella completa mancanza di solidarietà da parte del resto d'Europa.

 
06

La chiusura delle frontiere rappresenta un danno economico enorme

FAVOREVOLE

Non sei d'accordo con questa tesi?

Controbatti
CONTRARIO

Oltre al valore “simbolico” della chiusura di valichi e frontiere come quella del Brennero, “ponte” tra l'Europa mediterranea e quella settentrionale, le politiche di ripristino delle frontiere interne all'area Schengen mettono a rischio tutt'altro genere di “valori”: quelli economici e produttivi. Secondo alcuni studi, la reintroduzione permanente delle frontiere interne potrebbe portare le economie europee a perdere fino a 1.400 miliardi di euro nei prossimi dieci anni, con cospicui aumenti sul prezzo dei prodotti di consumo, che vedrebbero, col solo rallentamento delle tempistiche di trasporto, un danno paragonabile a un innalzamento del 3% dell'IVA. Anche il solo ripristino temporaneo dei controlli di frontiera avrà la sua ricaduta economica: gli spostamenti dei lavoratori transfrontalieri sono messi in grave difficoltà e il loro volume si è già fortemente ridotto; sono a rischio numerosi posti di lavoro e interi settori produttivi.

 
07

La politica delle “porte aperte” è complice del terrorismo

FAVOREVOLE

Uno dei cavalli di battaglia della destra anti-immigrati è quella dell'identificazione dei migranti (in particolar modo, quelli di fede islamica) con le reti del terrorismo internazionale. Se anche non sono tutti terroristi, fra i migranti si nascondono, con la complicità involontaria dei “buonisti” della “sinistra delle porte aperte”, criminali e fiancheggiatori delle reti del terrore. In altre parole, mentre l'Europa si spende in progetti di accoglienza, fanatici religiosi e criminali senza scrupoli si infiltrano nella società europea e finiscono per poter agire indisturbati, pianificando e compiendo attacchi nei vari territori nazionali. Le fallimentari politiche dell'integrazione hanno prodotto, nei fatti, generazioni di non-integrati che rifiutano la civiltà occidentale pur appartenendovi, costituendo un grave pericolo per l'unità della nostra civiltà e un concreto rischio di attacchi e attentati.

CONTRARIO

Non sei d'accordo con questa tesi?

Controbatti
 
08

È necessario un meccanismo di sanzioni che disincentivi il rifiuto alla ripartizione dei rifugiati

FAVOREVOLE

I paesi che hanno intrapreso misure unilaterali per fermare l'ingresso di migranti irregolari all'interno dei loro territori sostengono che la loro scelta sia motivata dalle carenze delle politiche comunitarie di contrasto all'immigrazione clandestina. Paventare misure sanzionatorie nei confronti degli Stati che si oppongono ai ricollocamenti dei rifugiati (ai quali è stato riconosciuto il diritto alla protezione internazionale) in esubero rispetto alla capacità di presa in carico da parte di una singola nazione (una volta superata del 150% la soglia ottimale di gestione delle presenze, scatterebbe il meccanismo automatico di redistribuzione delle quote, che al momento funziona su base volontaria) rappresenta un “ricatto inaccettabile” che contraddice lo spirito comunitario. Gli accordi di Dublino vanno dunque mantenuti immutati, o deve essere messo allo studio un meccanismo diverso di redistribuzione, che non preveda obbligatorietà e tanto meno multe e sanzioni per chi si sottrae alla condivisione delle quote di migranti.

CONTRARIO

Il forte stress al quale sono sottoposti i sistemi di accoglienza di paesi “di confine” dell'Unione Europea, quali in primis Grecia e Italia, ma anche Spagna, Malta, e altri interessati dalla cosiddetta “rotta balcanica” richiedono il superamento degli accordi di Dublino sulla gestione dei rifugiati (il rifugiato dovrà essere accolto nel primo paese di ingresso dell'Unione). Di fronte all'inconsistenza dei meccanismi di ripartizione delle quote su base volontaria, ai quali si sono fortemente opposti nel 2015 le repubbliche dell'Europa centro-Orientale come Slovacchia, Ungheria, Austria, le istituzioni europee e i paesi dell'Europa mediterranea insistono per un meccanismo che renda obbligatoria (automatica, una volta superata di una volta e mezza la quantità massima di rifugiati di cui una singola nazione può prendersi cura) la ripartizione dei migranti in tutti i paesi dell'Unione. Per rendere effettivo questo meccanismo, è allo studio la proposta di introduzione di sanzioni economiche per i paesi che rifiutino di accettare la propria quota, che ad un tempo disincentivino i paesi a rifiutare nuovi migranti e finanzino le attività comunitarie di accoglienza con nuovi fondi.

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